Caldo estremo, i rider e gli stop delle ordinanze regionali
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Caldo estremo, i rider e gli stop delle ordinanze regionali

Dalla CISL proposte concrete: senza una rete di protezione le ordinanze costringerebbero i rider a scegliere tra salute e reddito

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Pubblicato il 28 Giugno 2026

Le ordinanze contro il caldo estremo non bastano a proteggere i rider che svolgono una gran parte del loro lavoro proprio nelle ore centrali della giornata. Fermarsi nelle ore più calde comporterebbe per loro una perdita non indifferente dei guadagni, e quindi la tutela resta di fatto solo sulla carta.

Comincia con queste considerazione un articolo del quotidiano on line Open, le stesse da cui prende le mosse la “proposta della CISL di estendere anche ai lavoratori oggi esclusi dagli ammortizzatori sociali forme di sostegno economico in caso di sospensione dell’attività per temperature estreme”.

Sui contenuti della proposta Open ha intervistato Daniela Fumarola, segretaria generale della CISL.

Le ordinanze regionali limitano il lavoro nelle ore più calde, ma “la maggior parte dei rider lavora con forme di autonomia o collaborazione e quindi non ha accesso agli ammortizzatori sociali ordinari previsti per i lavoratori subordinati. Per questo – aggiunge la sindacalista -, un’ordinanza può vietare il lavoro, ma se fermarsi significa azzerare il reddito giornaliero senza una rete di protezione, l’efficacia del provvedimento si svuota nei fatti”.

Alcune Regioni, come Lazio, Piemonte, Sicilie ed Emilia-Romagna hanno inserito nelle ordinanze anche i rider tra le categorie da tutelare, ma il controllo e l’applicazione resta spesso complessa.

 

Le proposte della Cisl

La segretaria generale della CISL sottolinea nell’intervista anche un altro aspetto del problema: “Molto dipende dalla modalità di consegna: non si può trattare nello stesso modo chi pedala sotto il sole e chi guida un veicolo con aria condizionata”.

Per evitare che i rider debbano scegliere tra sicurezza e reddito – scrive ancora Open – la Cisl propone diversi strumenti: “Si può prevedere un indennizzo forfettario commisurato all’attività svolta nei sei mesi precedenti, sul modello di quanto già esiste per altri lavoratori discontinui. Un’altra ipotesi è quella di utilizzare le giornate di sospensione del servizio per percorsi di formazione su salute e sicurezza, accompagnati da un’indennità di partecipazione. In questo modo si ottengono due risultati insieme: il sostegno economico nell’immediato e un innalzamento del livello formativo dei lavoratori nel tempo”.

Proposte concrete – conclude  il quotidiano on line- sulle quali  la CISL è pronta a confrontarsi da subito con il Governo e con le piattaforme di delivery.