
“Nessuno – precisa la Fai Cisl – contesta le analisi effettuate: se ci sono dei parametri da rispettare ed in alcune anguille questi parametri sono stati superati, è chiaro che bisogna andare assolutamente all’origine del problema. Ma bisognerebbe anche avere informazioni scientifiche su quale percentuale di diossina viene eliminata prima dell’arrivo in tavola del pesce: dalla sgrassatura, alla spellatura ed al particolare tipo di cottura che viene fatto per l’anguilla che è fatto proprio per diminuire il più possibile la quantità di grassi che finiscono nel piatto”.
Intanto i pescatori di professione del Lago di Garda devono fare i conti con una situazione imprevista di crisi e la necessità di riconvertirsi ad una diversa tipologia di pesca: “Alcuni di loro avevano fatto del mercato dell’anguilla la prima fonte di sostentamento ed il ritrovarsi con l’impossibilità – come minimo per un anno – di tornare a pescare e vendere anguille è comprensibilmente fonte di grande preoccupazione. Da qui la volontà, come Fai Cisl, di chiedere l’intervento della Provincia. Sarebbe per i pescatori gardesani un segnale di interessamento vero e una iniezione di fiducia per il futuro”.
Centrale del Latte, ampio consenso alla Fai CISL
Si è votato ieri e l'altro ieri per eleggere RSU e RLS. Gazzaretti: "Abbiamo ricevuto un importante attestato di stima e fiducia"