Oltre il 40% dei posti letto del sistema sanitario della provincia di Brescia (più di 2.000 posti letto) è in mano a colossi privati, profit e non, che generano un volume d’affari superiore ai 380 milioni di euro all’anno interamente finanziato con i soldi dei contribuenti. Una ricchezza strutturale che viene prodotta comprimendo i salari dei lavoratori – che sono inferiori del 15-20% rispetto ai colleghi delle strutture pubbliche – e abusando di esternalizzazioni, precarizzazione, frammentazione del lavoro e dumping contrattuale.
È un duro atto d’accusa quello lanciato oggi pomeriggio dai segretari generali di CISL Fp, Fp Cgil e Uil Fp in una conferenza stampa che ha avuto luogo nella sede provinciale della CISL.
La ricchezza della sanità privata deriva dal blocco dei contratti
A fronte degli enormi volumi d’affari della sanità privata – hanno lamentato i sindacalisti – c’è una sistematica compressione del costo del personale. I dati dimostrano in modo inconfutabile che la sanità accreditata bresciana non è in crisi, ma produce ricchezza strutturale generata comprimendo la quota di spesa destinata a chi lavora. Mentre negli ospedali pubblici (ASST Spedali Civili, Franciacorta, Garda) la spesa per il personale incide per oltre il 60% sui costi complessivi, nelle cliniche private profit questa percentuale scende drammaticamente sotto il 48%. Questa differenza rappresenta il “margine di profitto” che le aziende estraggono bloccando i contratti e aumentando i carichi di lavoro.
Esternalizzazioni e dumping contrattuale
A peggiorare lo scenario è il massiccio ricorso all’esternalizzazione di servizi alberghieri, pulizie, mensa e in alcuni casi anche , dei servizi di assistenza socio- sanitaria e infermieri in libera professione o tramite cooperative esterne. In queste realtà, ai lavoratori dipendenti e non, viene applicato un dumping contrattuale selvaggio, con salari orari inferiori anche del 30% rispetto ai colleghi interni dipendenti oltre ad applicare contratti che garantiscono minori diritti.
Negli ultimi due anni il 18% del personale si è dimesso
La contrazione deliberata dei costi del personale ha generato una fuga di massa senza precedenti: solo negli ultimi 24 mesi, si stima che circa il 18% del personale infermieristico e tecnico formato abbia rassegnato le dimissioni dalle cliniche private bresciane per partecipare ai concorsi pubblici o trasferirsi all’estero. Per arginare questa emorragia, le direzioni sanitarie stanno reclutando personale extra-UE. Per lavorare in Regione Lombardia a questi lavoratori è sufficiente inviare una semplice domanda on line, per questa ragione non è possibile verificare le reali competenze linguistiche. Ciò comporta un ulteriore carico di lavoro per il personale strutturato sia nella formazione che nella sorveglianza dei nuovi assunti.
CISL Fp, Fp Cgil e Uil Fp sono pronte ad avviare azioni legali
Sono due le date sulle quali si concentra ora la mobilitazione sindacale e dalle quali sono attesi segnali importanti: il 20 luglio torna a riunirsi la Conferenza Stato-Regioni (organismo istituzionale da cui dipendono le intese sui decreti nazionali in materia di requisiti di qualità, sicurezza e appropriatezza delle prestazioni erogate dai privati per conto del Servizio Sanitario Nazionale, una leva sulla quale spingono le organizzazioni sindacali per costringere Aris e Aiop, associazioni che rappresentano le strutture della Sanità Privata, al tavolo della trattativa per il rinnovo di un contratto scaduto da ormai 8 anni); il 24 luglio un presidio nazionale davanti al Ministero della Salute.
E stavolta, in assenza di risposte, CISL Fp, Fp Cgil e Uil Fp sono pronte ad avviare azioni legali.