Damiani (Fim Cisl): cambiare le relazioni sindacali, chiudere con i fantasmi del passato
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Damiani (Fim Cisl): cambiare le relazioni sindacali, chiudere con i fantasmi del passato

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Pubblicato il 4 Ottobre 2017

Si chiuda coi fantasmi del passato e si investa su un modello di relazioni sindacali innovativo e di cambiamento. Lo scrive questa mattina Alessandra Damiani, segretario della Fim Cisl di Brescia, in un contributo ospitato nella pagina “Commenti e Opinioni” del Giornale di Brescia. Il ragionamento della leader dei metalmeccanici bresciani prende spunto dalle affermazioni del segretario provinciale e da quello nazionale della Fiom nazionale “in contrasto con lo spirito di quanto sottoscritto nel Contratto collettivo nazionale di lavoro” rinnovato unitariamente.
Alessandra Damiani non accetta l’autoreferenzialità che contraddistingue quella organizzazione, sempre impegnata a sminuire il ruolo degli altri. “Divisione e contrapposizione tra capitale e lavoro – scrive il segretario Fim Cisl – sono ostacolo alla risoluzione dei problemi della disoccupazione, dei cambiamenti tecnologici, dell’integrazione, della ridistribuzione della ricchezza. Per essere affrontato e risolti questi temi necessitano di investire sul protagonismo di lavoratori, sindacato, imprese in una logica di partnership anziché di contrapposizione”.

 

UN SINDACATO CHE DIA RISPOSTE

Credo sia opportuno svolgere alcuni ragionamenti sulla qualità delle relazioni industriali a Brescia alla luce di quanto ho appreso, attraverso i quotidiani, degli interventi dei segretari generali della Fiom nazionale e provinciale al loro attivo dei delegati. Interventi che da una parte hanno dato, nel rinnovo del Contratto Nazionale, importanza predominante all’azione della propria organizzazione rispetto a quella unitaria e, dall’altra, hanno visto affermazioni in contrasto con lo spirito di quanto sottoscritto nel C.C.N.L.

In un mondo che cambia, ci chiediamo, ha senso tale autoreferenzialità? Realmente il contratto unitario si è fatto solo grazie ad una organizzazione sindacale, fosse peraltro vero, sminuendo il ruolo dei propri «compagni» di viaggio?

Disoccupazione, cambiamenti tecnologici, integrazione, ridistribuzione della ricchezza, per essere affrontati e risolti, hanno bisogno che a Brescia si chiuda coi fantasmi del passato e che si investa su un modello di relazioni sindacali innovativo e di cambiamento. Divisione e contrapposizione tra capitale e lavoro sono ostacolo alla risoluzione di questi temi, che necessitano di investire sul protagonismo di lavoratori, sindacato, imprese in una logica di partnership anziché di contrapposizione.

La strada che abbiamo scelto come Fim-Cisl mette al centro dell’azione le persone coniugando competenze, capacità e relazioni in grado di dare risposte adeguate ai cambiamenti in atto e che necessita di una convergenza sindacale che stenta a partire. Sappiamo che il percorso che deve essere fatto per portare una organizzazione a condividere obiettivi fino ad un anno fa rigettati (es. welfare, variabilità premi, formazione) non è immediato, ma crediamo non sia più il tempo della separazione.

Le innovazioni tecnologiche che ci hanno portato nella quarta rivoluzione industriale necessitano di un coinvolgimento diretto delle persone. La negoziazione deve essere coerente con la logica partecipativa, vedendo nella variabilità dei premi uno strumento di redistribuzione della ricchezza prodotta in azienda e uno sviluppo delle persone nel coinvolgimento del processo produttivo.

Sbaglia chi pensa che i premi di risultato siano modalità di calcolo del monte salariale o strumento di puro risparmio fiscale. Temi quali la formazione soggettiva sono una riposta di dignità e sostegno anche alla luce dell’attuale normativa sugli ammortizzatori sociali. Educare ad un percorso di politiche attive, in grado di rendere forti i lavoratori dentro e fuori i luoghi di lavoro, è uno dei capitoli più innovativi del contratto. Non possiamo concentrare la nostra azione sull’idea di sola assistenza alle persone. Il fondo Metasalute è strumento di tutela e sussidiarietà a bisogni come salute e benessere. Incomprensibile ricordarne la possibilità di disdetta, come fatto dal segretario provinciale Fiom, timore peraltro che ciò già avvenga a fronte dell’intervento delle aziende nei confronti dei lavoratori. Rischiamo di perdere tempo anziché provare ad attuare un cambiamento e mettere in moto azioni che diano una risposta ai lavoratori ed alla competitività delle imprese in una prospettiva di crescita del tessuto industriale e sociale.

Alessandra Damiani
Segretario generale Fim Cisl Brescia