
BRESCIA, PRIMATI E RESPONSABILITÀ
Brescia è la prima provincia industriale di Europa, sia per volumi di fatturato (oltre 10 miliardi euro) che per numero di occupati (oltre 160.000); il valore aggiunto del manifatturiero bresciano è al terzo posto in Italia, dopo Milano e Torino; la nostra è la seconda provincia lombarda per valore delle esportazioni dopo Milano. Brescia, insomma, contribuisce non poco anche al primato industriale della Lombardia.
BENAGLIA (CISL LOMBARDIA): A LIVELLO REGIONALE
GIÀ RAGGIUNTI GLI OBIETTIVI FISSATI DALL’UNIONE EUROPEA
Lo ha ricordato implicitamente Roberto Benaglia nel saluto introduttivo della Cisl Lombardia, quando ha detto che “il manifatturiero della regione è già oggi in linea con l’obiettivo strategico lanciato dalla Commissione europea per portare entro il 2020 il manifatturiero al 20% di incidenza sul prodotto interno lordo nell’area dell’Unione, segnale importante che rilancia la sfida della ricerca, dell’innovazione, della rivoluzione organizzativa, della partecipazione dei lavoratori.
FURLAN (CISL NAZIONALE): METTERE LA POLITICA INDUSTRIALE AL CENTRO DELL’AGENDA DEL PAESE
“Siamo il secondo paese industriale d’Europa – ha sottolineato il segretario nazionale dlela Cisl Annamaria Furlan parlando con i giornalisti a margine del convegno – e abbiamo tutte le potenzialità per recuperare i punti di produzione persi durante la crisi. Ma la politica industriale va messa al centro dell’agenda del Paese. Noi con la contrattazione faremo la nostra parte fino in fondo, per arrivare ad un nuovo modello di contrattazione e saremo misurati su ciò”.
PRODUTTIVITÀ E CONTRATTAZIONE DI SECONDO LIVELLO
“La questione industriale per crescere – scrive questa mattina Il Sole 24 Ore riferendo dell’iniziativa Cisl – e quindi una politica che intervenga sui fattori di competitività del paese e delle imprese. Partendo da questa considerazione, si tratta di individuare le priorità su come declinarle in concreto. La produttività è in primo piano […]. La Cisl lo mette tra i suoi punti del progetto, insieme al credito, dimensione aziendale e innovazione, sottolineando l’importanza degli investimenti delle imprese e di salari più alti sottolineando che più produttività non debba significare salari più bassi.
BOCCIA (CONFINDUSTRIA): ATTIVARE UN CIRCOLO VIRTUOSO
Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, ha risposto alle sollecitazione del segretario Cisl affermando che la strada da seguire è quella del circolo virtuoso dell’economia: aziende più competitive, più investimenti, più occupazione, più produttività, più salario, più domanda. Lo snodo della produttività va riconosciuto e sostenuto, e la Cisl ha indicato nelle proposte che ha illustrato la necessità di più detassazione e decontribuzione del salario di produttività, superando i tetti dei premi e dei salari.
CALENDA (MINISTRO DELLO SVILUPPO): ULTERIORI INTERVENTI DI DEFISCALIZZAZIONE
Una richiesta che ha trovato una prima risposta nell’intervento del ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, secondo il quale dovendo scegliere dove concentrare le risorse nella prossima Legge di stabilità, oltre a finanziare strumenti che hanno funzionato come i super ammortamenti e la nuova Sabatini (il pacchetto di agevolazioni sui beni strumentali per le imprese), dovranno essere ulteriori interventi di defiscalizzazione del salario di produttività.
IL RUOLO DELLA CONTRATTAZIONE AZIENDALE
Dal convegno è emersa una decisa sottolineatura del ruolo della contrattazione di secondo livello che oggi copre un quinto del totale delle imprese: “Se scopriamo che quel 20% di imprese sono più produttive, più innovative, hanno salari più alti – ha detto Boccia rispondendo a quanti usano l’ancora scarsa diffusione come argomento contro la contrattazione aziendale – ci fermiamo alla constatazione oppure dobbiamo aumentare questa percentuale?”
FEDERMECCANICA? CHE PASSI DALLE PAROLE AI FATTI
“Sta a noi – ha concluso Annaria Furlan – fare in modo che il secondo livello diventi pane quotidiano per le tutte imprese, ma il gap è ancora molto alto e per questo abbiamo bisogno di un contratto nazionale che garantisca potere di acquisto di lavoratori. A tutti quelli, come Federmeccanica, che dicono di ritenere fondamentale la contrattazione di secondo livello per rilanciare le imprese chiediamo di farla veramente, perché fino ad ora se ne parla tanto ma la si fa troppo poco!”.


