“Le vacanze natalizie non saranno all’insegna della serenità per oltre duecento lavoratori toccati direttamente dalle difficoltà che hanno coinvolto le loro aziende”. Lo scrive Bresciaioggi in una doppia pagina con un titolo più che eloquente: Brescia e il lavoro, Natale amaro tra posti a rischio e incertezze.
Le preoccupazioni vengono dalla Stanadyne di Castenedolo (100 addetti), controllata da una multinazionale americana, dove l’annuncio della messa in liquidazione della società è arrivato come un fulmine a ciel sereno, dalla Prandelli di Lumezzane (52 addetti) che ha chiesto al Tribunale il concordato semplificato, e dalla Filartex di Palazzolo sull’Oglio (63 addetti) alla prese con una richiesta di liquidazione giudiziale.
“Il Natale non troppo sereno – scrive ancora Bresciaoggi – interessa anche gli oltre 1.600 dipendenti dello stabilimento Iveco di via Volturno, alle prese con le conseguenze del rallentamento del mercato e della diffusa crisi dell’automotive. La classica fermata del periodo di Natale, della durata di due settimane, si prolungherà di altre due settimane di Cassa integrazione, comunicata dalla società ai sindacati negli scorsi giorni”.
Sulla situazione della IVECO il quotidiano di via Eritrea ha intervistato Fabio Serafino, storico delegato della Fim CISL bresciana.
Mancano garanzie e le famiglie si sentono precarie
Con 30 anni di esperienza in Iveco, Fabio Serafino non è solo un lavoratore di lunga data, ma anche il delegato sindacale con maggiore anzianità nella FIM di Brescia. La sua vita professionale si intreccia indissolubilmente con quella dello stabilimento, un microcosmo industriale che affronta oggi sfide importanti: «Questo è il mio mondo, e penso lo sarà fino alla pensione».
Iveco Brescia oggi è una realtà complessa e articolata. «La nostra dorsale produttiva è legata all’Eurocargo – spiega – mentre le linee intermedie, come i minibus, i CNG e il 7020, sono frutto di accordi sindacali che ci hanno permesso di diversificare. Però mancano all’orizzonte nuovi prodotti. Stiamo lavorando su un restyling, ma una parte della produzione pesante è stata spostata in Germania, e quella leggera a Suzzara». Il settore metalmeccanico, non solo a Brescia, sta affrontando una crisi strutturale.
Un quadro incerto che si riflette nelle prospettive future e nella situazione occupazionale. Lo stabilimento conta attualmente circa 1.600 dipendenti, ma il calo di produzione ha portato all’attivazione della cassa integrazione ordinaria, con una media di 3 giorni al mese per lavoratore, e al ricorso a soluzioni temporanee per la gestione della forza lavoro: «Abbiamo dovuto fare i conti con circa 100 persone rimaste a casa, mentre altri 160 lavoratori sono stati assunti in staff leasing, con contratti a tempo indeterminato ma tramite agenzie interinali. Non è una soluzione ideale: mancano garanzie reali e stabilità per le famiglie. È una condizione precaria, in cui le persone si sentono appese a un filo».
Nonostante queste criticità, lo stabilimento ha avviato negli ultimi anni un processo di ringiovanimento del personale. Il cambiamento, però, non è stato privo di difficoltà. «Avremmo voluto stabilizzare tutti i giovani lavoratori. – spiega Serafino – Il nostro obiettivo è uno stabilimento in cui tutti i dipendenti siano a libro paga Iveco».
Guardando al futuro, Serafino auspica un miglioramento delle condizioni produttive e occupazionali. «L’obiettivo è eliminare la cassa integrazione già dal secondo semestre di quest’anno. Ma il nostro focus resta su quei 160 lavoratori precari: speriamo di trovare una soluzione stabile anche per loro. Iveco, storicamente, cerca sempre di non lasciare nessuno indietro, speriamo anche stavolta».