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La curiosa storia della Scuola Bottega fondata da Beppe Nava
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La curiosa storia della Scuola Bottega fondata da Beppe Nava

Ristampato il volume di Costantino Corbari "Il beato fumatore"

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Pubblicato il 16 Maggio 2024

La bella storia di Beppe Nava, un uomo che ha speso la propria vita per dare un futuro ai ragazzi che non riuscivano a trovare la loro strada negli abituali percorsi scolastici, torna in libreria grazie alla ristampa del volume Il beato fumatore. La curiosa storia della Scuola Bottega di Beppe Artigiano.

Scritto dal giornalista Costantino Corbari, a lungo responsabile dell’ufficio stampa della Cisl Lombardia, il volume venne pubblicato nel 1988.

La ristampa – ha affermato ieri Anna Maria Gandolfi, attuale direttrice di Scuola Bottega, nella presentazione avvenuta nella Libreria Ferrata a Brescia – vuole onorare la memoria di un precursore di quello che oggi è il modello dell’alternanza scuola−lavoro.

All’incontro è intervenuto anche il segretario provinciale della Cisl Alberto Pluda, che ha sottolineato l’intuizione educativa di Beppe Nava, e l’importanza del rapporto tra formazione e lavoro.

 

Nel 1979 il Comune di Brescia assegnò al fondatore della Scuola Bottega il Premio Bulloni, in segno di riconoscimento per l’opera di grande impatto sociale.

 

Giuseppe Nava

Nato nel 1928 a Chiari, Nava ha speso la propria vita per dare un futuro ai ragazzi che non riuscivano a trovare la loro strada nell’ambito della scuola istituzionale.
Restauratore di libri molto apprezzato e titolare di una legatoria attiva da diversi anni nel centro storico di Brescia, Nava si era accorto che, insegnando ai giovani un mestiere, si poteva dar loro un futuro e, contemporaneamente, tramandare la cultura artigiana alle nuove generazioni.
Nel 1976 ha fondato la Scuola Bottega in uno stabile messo a disposizione dall’oratorio della parrocchia di santa Maria del Carmine, non lontano dal suo laboratorio.
Un’idea originale, basata sull’intreccio tra formazione teorica ed esperienza concreta nelle botteghe degli artigiani, divenuti maestri nel lavoro e nella vita.
Al mattino gli artigiani accoglievano nelle loro botteghe gli allievi che, nel pomeriggio, studiavano matematica, italiano, lingua straniera e altre materie tradizionali, insegnate da docenti volontari. Da realtà locale, la scuola ha in seguito avuto una diffusione internazionale: strutture analoghe sono state create anche in Francia, Germania e negli Stati Uniti.