Poste Italiane: troppo ampia la forbice tra annunci e realtà. Intervistato dal Giornale di Brescia, Celso Marsili, segretario generale di Slp Cisl, la Federazione che rappresenta i lavoratori postali, traccia un quadro abbastanza desolante sullo stato di avanzamento del “progetto Polis” che dovrebbe consentire ad un certo numero di uffici postali – 190 nel bresciano, punto di rifermento per ampie zone di territorio lontane dagli uffici pubblici – di erogare alcuni servizi grazie alla ad uno Sportello unico digitale.
Problemi e ritardi
Un progetto (nella foto, dal sito cisl.it, un momento della presentazione avvenuta a Roma nel gennaio dello scorso anno) finanziato nell’ambito del piano nazionale per gli investimenti complementari al Pnrr con importanti adeguamenti strutturali degli uffici. Ma tutto, tra mille problemi, va molto a rilento.
“Situazione emblematica – ha dichiarato il sindacalista della Cisl al Giornale di Brescia – è quella dell’ufficio di Manerbio che avrebbe dovuto essere il primo della Lombardia a fornire i nuovi servizi, all’incirca dalla fine del 2022, e invece è partito solo un mese fa. Situazione simile a Edolo, dove l’ufficio è rimasto chiuso da luglio a settembre 2023 in attesa di un’impresa appaltatrice che non riusciva a organizzarsi. Ora c’è una nuova impresa, con operai della zona, e i lavori sembra siano ripartiti”.
L’ombra della privatizzazione
A preoccupare più di ogni altra cosa è però l’idea del Governo di cedere una quota rilevante di Poste Italiane agli investitori privati, ipotesi contro la quale Slp Cisl si sta fortemente mobilitando.
“Il nostro timore – ha spiegato Celso Marsili – è che ci possa essere disinteresse da parte dei privati nei confronti degli uffici più piccoli e marginali, perché meno redditizi. Nel bresciano parliamo di una cinquantina di realtà, salvaguardate fino a oggi dall’obbligo in capo a Poste di svolgere il servizio universale. Il problema è che Polis è dedicato proprio agli uffici dei centri con meno di 15.000 abitanti, quindi ai più piccoli e meno appetibili commercialmente“. Il rischio è quello di buttare al vento tutto il lavoro e i soldi investiti nell’ammodernamento strutturale e tecnologico degli uffici.