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Ancora su Poste e passaporti: facilonerie in cattedra
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Ancora su Poste e passaporti: facilonerie in cattedra

Da una lettera al direttore: “Per fare le cose difficili in Italia basta chiamarsi Sindacati”. Cosa volete che sia gestire un passaporto?

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Pubblicato il 11 Agosto 2024

Che invidia! Ci sono persone che sanno tutto, che hanno una risposta per ogni cosa, che loro sì saprebbero far funzionare come si deve uffici pubblici, aziende, sindacati e tutto ciò che gli sta intorno.

Un esempio? La lettera al direttore pubblicata questa mattina dal Giornale di Brescia, in polemica risposta a quanto dichiarato dal segretario provinciale dei Postali Cisl sui ritardi del “servizio passaporti” in Poste Italiane (QUI la notizia dei giorni scorsi).

 

Mancano autorizzazioni, strumenti e personale…

L’azienda si è difesa dicendo che manca l’autorizzazione del Ministero, mentre il sindacalista ha fatto presente che “per svolgere un servizio delicato come quello dei passaporti servono personale preparato e strumenti che consentano di sviluppare tutte le procedure. Al momento gli uffici non sono equipaggiati del necessario e soprattutto gli impiegati non hanno avuto la formazione necessaria”.

 

…ma cosa volte che sia!

Al lettore del Giornale di Brescia queste parole sono risultate davvero indigeste.

Scrive: “Per fare le cose difficili in Italia basta chiamarsi Sindacati (la maiuscola è nel testo pubblicato dal giornale). Sanno questi personaggi quanto tempo ci vuole quando il cittadino ha preparato tutti i documenti che scarica da internet e poi passa a portarli?
Dai 3 a massimo 5 minuti. Chi li riceve deve solo controllare la documentazione e inserirla nel pc. Ma che formazione ci vuole? Fatemi sapere perché sono proprio curioso!”.

 

Speriamo che Poste abbia letto e lo promuova subito come consulente

Difficile argomentare risposte con certezze così ben espresse. Che il passaporto sia un documento un pochino più complesso e delicato della ricevuta di una raccomandata, al lettore evidentemente non interessa. Così come deve sembrargli ridicolo parlare di responsabilità per la gestione di informazioni sensibili o il dover lavorare su accessi tutt’oggi gestiti esclusivamente dalle Questure. Ci mancava solo che elencasse come sono bravi all’estero a gestire queste banalità e il lettore-censore avrebbe fatto tombola.

Speriamo che Poste Italiane legga la lettera e contatti quanto prima l’autore, nella certezza che con la sua consulenza tutto andrà finalmente come si deve.