“Parlare tout court di salario minimo non basta, va legato alla contrattazione, pilastro centrale che non si elimina, va legato alla rappresentanza e non dettato per legge”.
Comincia così l’articolo che questa mattina il quotidiano Bresciaoggi dedicata all’intesa tra Commissione europea, Parlamento europeo e Consiglio europeo sulla proposta di direttiva per “un equo salario minimo”.
I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, interpellati dal giornale, sono d’accordo nel sottolineare che occorre stare alla larga da pericolose semplificazioni.
L’obiettivo della direttiva dell’Unione Europea è certamente quello di una maggiore equità salariale nei Paesi membri, collegato però all’aumento della copertura della contrattazione collettiva, dal momento che nei Paesi in cui la copertura è maggiore, la quota di lavoratori a basso reddito è più bassa.
Sono diverse le questioni collegate al salario minimo
Ad entrare nel dettaglio delle questioni da considerare per un ragionamento serio sul tema aperto dalla direttiva dell’Unione Europea è il segretario generale della Cisl bresciana.
“L’Unione Europea – ha dichiarato Alberto Pluda a Bresciaoggi – dice che l’obbligo di ottemperare alla direttiva vale solo nei Paesi con una copertura della contrattazione sotto l’80%: in Italia siamo al 90%. Ma la sollecitazione è un’occasione che dobbiamo cogliere per mettere mano in Italia, come chiediamo da troppo tempo a Governo e imprenditori, alla riforma della contrattazione. Bisogna combattere la proliferazione di contratti firmati da associazioni datoriali e sindacati fantasma che non prevedono i diritti più elementari, indeboliscono la legalità, favoriscono la precarietà, minacciano la sicurezza nei luoghi di lavoro, comprimendo paurosamente i livelli salariali.
Altri elementi a cui va agganciato il ragionamento sono la produttività e ciò che essa determina nella contrattazione decentrata”.
Il salario minimo non può essere usato per non tenere conto dell’insieme delle voci della retribuzione. “La Cisl – ha detto ancora Pluda al giornale di via Eritrea – approva la proposta del ministro Orlando di conteggiare non solo il minimo economico ma tutte gli altri elementi differiti (ferie, Tfr, malattia, tredicesima) che determinano il costo complessivo”.
“In sintesi – ha concluso il leader sindacale – per noi i temi sul tappeto sono la contrattazione, la rappresentanza, l’applicazione dei contratti; servono poi defiscalizzazione e un cuneo fiscale meno pesante. Ma soprattutto va messa mano a un nuovo patto sociale, a una diversa politica dei redditi per sostenere le famiglie in difficoltà”.