La Cisl, il suo impegno sociale e il pensiero di Paolo VI
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La Cisl, il suo impegno sociale e il pensiero di Paolo VI

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Pubblicato il 18 Settembre 2018

Una giornata intensa, impegnativa, fonte di ispirazione per quanti operano nella Cisl bresciana. Lo ha detto Alberto Pluda, segretario provinciale dell’organizzazione, chiudendo il convegno “Lavoro e promozione sociale nel pensiero di Paolo VI” che si è tenuto questa mattina a Concesio, nell’Istituto di studi e documentazione sorto accanto alla casa natale del Papa bresciano.

 

PERCHE’ QUESTO CONVEGNO?

“Vorrei innanzitutto provare a rispondere ad una domanda. – aveva detto Pluda aprendo i lavori della mattinata – Perché la Cisl di Brescia, con tutte le urgenze che più direttamente interpellano il sindacato, si è messa in campo per un convegno su Paolo VI? Perché siamo convinti che la complessità dei problemi che ci stanno intorno ha bisogno di un di più di pensiero, di visione d’insieme, di umanità. Potremmo dire, usando un’espressione di Paolo VI, che c’è bisogno di immaginazione sociale, di una progettualità capace di emanciparsi dalle ideologie per indicare, con coraggio, le soluzioni ai mali delle società contemporanee. Immaginazione sociale per non arrendersi al conformismo, accettare qualche rischio, mettersi in gioco, battersi per ciò in cui si crede anche quando sembra che tutto abbia preso un’altra strada”.

 

LASCITO IMPEGNATIVO

“Tanti tra noi – ha aggiunto il segretario generale della Cisl – appartengono a generazioni che non hanno vissuto il tempo di Paolo VI. Lo abbiamo incontrato solo attraverso la scuola, i libri, i continui rimandi fatti dai pontefici chiamati dopo di lui alla guida della Chiesa. E tanto ci è bastato per avvertire la ricchezza del suo pensiero e il coraggio di certe scelte. Il magistero sociale di Papa Montini è parte integrante di questo lascito impegnativo, strumenti per la costruzione di una nuova umanità consapevolmente fondata su uno sviluppo integrale della persona”.

 

CHIESA E LAVORO NEL VORTICE DEL BOOM ECONOMICO

Le prima relazione introduttiva è stata proposta dallo storico Aldo Carera che ha parlato dell’incontro del futuro Papa con il mondo del lavoro. Avviene negli anni in cui fu alla guida della Diocesi di Milano, tra il 1955 e il 1963. Un incontro voluto, cercato, che lo portò a scoprire la fabbrica e le sue dinamiche, la fatica dell’uomo e le sue speranze in una “Milano che non dà tregua”, come scrisse nel 1959.

 

IL CONTRIBUTO ALLA DOTTRINA SOCIALE

Le radici della svolta che Paolo VI darà alla Dottrina Sociale della Chiesa con l’enciclica Populorum progressio, stanno proprio negli anni vissuti nel motore del boom economico italiano, osservatorio sul mondo che chiudeva il tempo della guerra. Con Paolo VI – ha detto don Angelo Maffeis, presidente del centro studi dedicato a Montini – per la prima volta nella dottrina sociale della Chiesa, la questione sociale si sviluppa considerando il punto di vista del Sud del mondo, parlando di progresso umano “integrale”, cioè immagine di una persona umana che non sia ridotta ad una sola dimensione ma venga messa in condizione di sviluppare tutte le sue virtualità, e “solidale”, perché lo sviluppo non può essere un privilegio esclusivo di alcuni”.

 

 

L’ ATTUALITA’ DEL PENSIERO DI PAOLO VI

La Dottrina Sociale è stata il filo conduttore del dialogo tra Antonio Maria Baggio, professore di Filosofia politica all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (Fi); Umberto Folena, già caporedattore del quotidiano Avvenire; Fiorenzo Colombo, già dirigente regionale e nazionale della Cisl ed oggi impegnato nella formazione sindacale. Sollecitati da numerosi stimoli proposti dal coordinatore della tavola rotonda, il giornalista Adalberto Migliorati, gli interlocutori hanno toccato questioni di stretta attualità – dal rischio di una società e di una politica che rinunciano alla fatica e alla necessità di un pensiero che aiuti a comprendere l’insieme del particolare che si è chiamati a vivere, alla sfida di attualizzare l’appello alla coscienza di ogni uomo, ricorrente in Paolo VI, per accorciare le distanze tra credenti e non puntando sulla comune umanità – evidenziando quanto ancora sia vitale il pensiero del “Papa della modernità”.

 

FURLAN: PAOLO VI, COSTRUTTORE DI FUTURO

Un Papa di Storia e di Profezia – ha scritto Annamaria Furlan, leader nazionale della Cisl, in un messaggio inviato al convegno e letto a chiusura dei lavori – che ha costruito il sentiero di un Patto capace di rinnovare il presente e costruire il futuro, riconciliando il passato.