
Diminuisce, in modo significativo, il ricorso alla cassa integrazione ordinaria che coinvolge 263 aziende (-35,85% sul semestre precedente) e 6.847 lavoratori ( -41,2%). Meno evidente, invece, la frenata della cassa integrazione straordinaria utilizzata in 42 aziende (-19,2%) per un totale di 1.961 lavoratori coinvolti (-6,17%).
Più che dimezzato il ricorso alla mobilità che scende a quota 22 aziende (47 nel semestre precedente) con una conseguente riduzione anche del numero di licenziamenti che si attestano a 393 (1.010 nel semestre precedente). Questi derivano in buona misura da crisi aziendali con riduzione del personale (43 aziende, il 91% delle unità aziendali e 871 licenziamenti) e per una piccola quota da cessazioni di attività o fallimenti (6 aziende chiuse per un totale di 107 persone licenziate). Complessivamente, però, il numero di lavoratori licenziati negli ultimi 2 anni tocca quota 7.000 circa.
“Per questo – sottolinea la Fim Cisl – riteniamo necessario e urgente che le istituzioni e le forze politiche si adoperino per creare un contesto favorevole per fare impresa, per rilanciare l’occupazione e agganciare l’evoluzione tecnologica”
A BRESCIA LA CRISI COINVOLGE ANCORA
IL 15% DELLA MANIFATTURA METALMECCANICA
I territori maggiormente coinvolti nel semestre sono quelli di Milano (34,10%), Brescia (15,03%) e Varese (13,05%). Seguono Brianza, Lecco e Cremona con, rispettivamente, il 9,75%, 8,78% e 5,05%. Da segnalare il drastico calo registrato a Bergamo che passa dal 18,96% dello scorso semestre al 4,70% di quello attuale.
Quanto alla tipologia di ammortizzatori sociali utilizzati, la cassa integrazione straordinaria è particolarmente accentuata nel territorio di Brescia (943 addetti su un totale di 1.961) dove, comunque, si riduce l’utilizzo di cassa integrazione ordinaria (411 contro i 1.433 del primo semestre 2017).
I contratti di solidarietà interessano in particolare il territorio di Brescia, Varese, Milano e Lecco. La cassa in deroga viene utilizzata quasi esclusivamente a Cremona. Le cessazioni di attività colpiscono in modo preponderante i lavoratori di Milano, Brescia e Brianza.