
Dalla Chiesa, figlio del generale assassinato dalla mafia nel 1982, ha costantemente collegato nel suo intervento storia e presente.
Lo ha fatto ricordando le vittime della strage di Piazza Loggia ha sottolineato come Brescia ha saputo resistere all’intimidazione dello stragismo e della violenza con un di più di responsabilità, così come avvenne per la resistenza al fascismo e all’occupazione nazista. Lo ha fatto osservando la debolezza degli organismi internazionali e dei venti di guerra che scuotono il mondo, richiamando all’impegno che ciascuno può e deve mettere in campo a difesa della libertà, come fecero i partigiani mentre altri scappavano. E lo ha fatto denunciando la minaccia alla democrazia di corruzione e mafia, una zavorra che toglie risorse e mortifica la nostra libertà.
L’oratore ufficiale di questo 72° anniversario della Liberazione ha chiuso il suo intervento parlando della fatica della democrazia, che oggi è soprattutto fatica a resistere nella difficoltà, fatica a ribellarsi pacificamente. Ma celebrare il 25 aprile – ha detto Dalla Chiesa – significa ricordare che la lotta di liberazione è stata la capacità e la forza di guardare lontano.




