Sul salario minino comunale Palazzo Loggia ci ripensa
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Sul salario minino comunale Palazzo Loggia ci ripensa

Una interrogazione della minoranza consiliare costringe l’Amministrazione ha dichiarare formalmente inapplicabile quanto deliberato ad ottobre 2025

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Pubblicato il 28 Luglio 2026

“Sì, avevamo ragione noi. Avevamo ragione a dire che quello del salario minimo era un pretesto per operazioni politico-amministrative che non cambiavano di una virgola la realtà dei fatti. Avevamo ragione quando ad aprile, facendo presente i pronunciamenti della Corte costituzionale, avevamo suggerito che la Giunta ritirasse autonomamente la sua delibera prima di essere costretta a farlo. Non ci hanno ascoltato, e ieri nel Consiglio comunale cittadino la minoranza ha avuto buon gioco a mettere nell’angolo la Giunta costringendola a fare marcia indietro”.

Alberto Pluda, segretario generale della CISL bresciana, commenta così il dibattito di ieri nel Consiglio comunale cittadino con una interrogazione della minoranza consiliare che ha costretto l’Amministrazione ha dichiarare formalmente inapplicabile quanto aveva deliberato ad ottobre 2025.

Quella del salario minimo comunale è una storia che inizia nel giugno di due anni fa e che noi abbiamo raccontato a partire da una notizia che intitolammo così: Parlare di lavoro pensando ad altro. Il caso del M5S e del “salario minimo comunale.

 

Iniziativa e obiettivi

L’intento della proposta del Movimento 5 Stelle bresciano ricalcava quella della Provincia di Firenze, dei Comuni di Livorno, Bacoli e Pollezzano e recitava sostanzialmente così: chiunque lavorerà per o con il Comune di Brescia (incluse ditte che si aggiudicano gare di appalto o concessioni) dovrà garantire come requisito inderogabile un trattamento economico pari ad almeno 9 euro all’ora.
Che era come dire che il Comune capoluogo della nostra provincia era stato fino ad allora ostaggio di banditi che vincevano gare d’appalto senza pagare il giusto ai lavoratori.

Ovviamente quella del M5S era un’operazione che cavalcava l’onda del salario minimo per obiettivi che nulla avevano a che fare con la dignità del lavoro, puntualmente rilevata dal Giornale di Brescia che scrisse: “A Brescia, però, questa proposta è una prova generale per capire se è percorribile nei fatti, provvedimenti e temi sul tavolo, un’apertura della maggioranza di centrosinistra in città al Movimento 5 stelle, che è sì fuori da Palazzo Loggia ma che non intende stare fuori dalle politiche”.

La presa di posizione della CISL

Vale allora la pena riprendere integralmente la dichiarazione del segretario generale della CISL provinciale:

Il calcolo politico è del tutto evidente; non le è da meno la distanza del M5S dai problemi reali del mondo del lavoro e dei lavoratori. Come è stato più volte ribadito, il 97% dei contratti collettivi di lavoro prevede un minimo salariale ben più alto di 9 euro l’ora.
Sull’obiezione che comunque c’è un numero di lavoratori significativo che non è tutelato, rispondo che è sulla lotta al dumping contrattuale che c’è bisogno della politica: si occupi di varare norme a contrasto del fenomeno e che diano valore erga omnes ai trattamenti economici previsti dai contratti nazionali stipulati dalle parti sociali più rappresentative.
La dignità del lavoro la assicurano i contratti, non i proclami di chi pensa di poter fare a meno delle parti sociali. A chi lavora o lavorerà per o con il Comune non occorre chiedere impegni estemporanei: basta semplicemente verificare qual è il contratto di inquadramento dei loro lavoratori; e deve essere il Comune che impedisce l’accesso ai bandi ad aziende e imprese che ricorrono a contratti pirata siglati da una parte da datori di lavoro senza scrupoli e senza dignità, e dall’altra da sigle sindacali create dal nulla che non rappresentano nessuno. Un po’ più di dialogo e di confronto con chi di lavoratori a Brescia ne rappresenta complessivamente oltre 200mila aiuterebbe anche la politica nostrana.

 

L’epilogo di ieri in Consiglio Comunale

Parole scritte due anni fa che trovano oggi conferma nelle parole dell’assessore al Bilancio: il Comune, ha detto ieri in Consiglio, aveva recepito la mozione approvata dall’assemblea di Palazzo Loggia inserendo il riferimento al salario minimo nei disciplinari di gara. Dopo la pronuncia della Consulta, però, quella previsione non può avere ulteriore seguito. Restano i controlli sui contratti collettivi, i giudizi di equivalenza e le verifiche sugli appalti.

Dialogo e partecipazione non sono solo parole

“È esattamente quello che la CISL ha sempre chiesto all’Amministrazione – conclude Pluda – sperando, perchè nei fatti non succede, che dialogo sociale e partecipazione diventino per Palazzo Loggia qualcosa più che delle semplici parole”