Stefana, la Fiom impedisce alla Fim di parlare. Forti nei numeri, deboli in democrazia
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Stefana, la Fiom impedisce alla Fim di parlare. Forti nei numeri, deboli in democrazia

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Pubblicato il 24 Gennaio 2015

lo stabilimento Stefana a Nave, in via BresciaLa Fiom è il sindacato che tra i lavoratori della Stefana raccoglie il maggior numero di iscritti. E questo è un fatto. Ma ha paura che le opinioni di un sindacato con meno iscritti dei suoi, la Fim Cisl, possano metterla in discussione. E questo è un altro fatto. L’ultima conferma la si è avuta  stamattina quando la Fiom ha impedito a Daniela Pedrali, componente della segreteria provinciale dei metalmeccanici Cisl, di prendere la parola durante l’assemblea davanti ai cancelli della fabbrica di Nave.

Fatto gravissimo che conferma un’idea di sindacato, quello della Fiom, che la democrazia la difende a voce ma la tradisce nei fatti.

DAMIANI (FIM CISL): MAI SI ERA ARRIVATI A QUESTI PUNTI
“Da quando si è aperta la complicata vicenda Stefana – commenta Alessandra Damiani, segretario provinciale della Fim Cisl – la Fiom, a partire dal suo segretario generale, ha sempre impedito percorsi unitari, convocando in modo unilaterale sia manifestazioni che assemblee senza mai cercare di convergere su strade comuni. Ci siamo spesso trovati a confrontarci con i lavoratori in condizioni complesse, ma mai si è arrivati a livelli come quello di oggi. Già all’inizio dell’assemblea lo schieramento dell’apparato della Fiom a parziale impedimento della nostra presenza non ha fatto presagire nulla di buono, fino di fatto all’impedimento della nostra possibilità di esprimere un’opinione”.

TORRI (CISL BRESCIA): HANNO PAURA CHE ALTRI ABBIANO PROPOSTE MIGLIORI DELLE LORO?
Sulla vicenda interviene anche con una dichiarazione Enzo Torri, segretario generale della Cisl bresciana: “Ci chiediamo: cosa teme la Fiom? Che altri possano avere proposte migliori delle sue? Che i lavoratori ascoltino idee diverse? E’ una posizione che mostra debolezza e che non ammette giustificazioni. Non ci sono motivi per sospendere la democrazia, a maggior ragione quando ci sono lavoratori che rischiano il posto di lavoro e il contributo di tutti non solo è auspicabile ma indispensabile”.