
Il suo sacrificio è stato ricordato ieri a Darfo Boario Terme dove nel cimitero della cittadina è stata posta una lapide in sua memoria. Per questo 70° anniversario sono arrivati dalla Sicilia i nipoti del partigiano, attorni ai quali si sono stretti il responsabile dell’Associazione Fiamme Verdi camune Roberto Ravelli Damioli, il presidente dell’Associazione nazionale Alpini di Valle Camonica Giacomo Cappellini, i sindaci di Angolo Terme e di Gianico, il parroco di Darfo don Giuseppe Maffi.
QUEL TRAGICO GIORNO DI 70 ANNI FA
La storia della Resistenza bresciana annota di Santo La Corte che era nato a Cianciano un paesino in Provincia di Agrigento. Era stato richiamato alle armi insieme ai fratelli Felice e Giuseppe.
Divenne partigiano subito dopo l’8 settembre e già nel mese di ottobre, assieme al tenente Rolando Petrini, a Ferruccio Lorenzini, a Mario Ravelli Damioli e a Don Ernesto Belotti aveva costituito una Brigata partigiana aderente alle Fiamme Verdi.
Era amato dai compagni e dalla popolazione della Valle. Compì numerose azioni di sabotaggio ma, ma il 15 settembre 1944, in uno scontro a Pisogne rimase indietro a difendere la ritirata dei compagni e fu sopraffatto.
Condotto prigioniero a Brescia, fu torturato e seviziato. All’alba del 16 settembre, presso la Caserma del 30° Artiglieri di Brescia, Santo La Corte veniva fucilato assieme ad altri cinque partigiani: Tita Secchi, Enrico Bellardini, Piero Albertini, Paolo Maglia, Luigi Ragazzi.
Venne sepolto in una fossa comune al cimitero Vantiniano di Brescia. A guerra finita gli amici partigiani recuperarono la salma e la traslarono in Valle Camonica nel cimitero di Darfo.
LA TELEFONATA TRA I SINDACI
Ezio Mondini, sindaco di Darfo, ha parlato di Santo La Torre come un “partigiano leale, entusiasta, con dei sani, rigorosi principi di libertà, di giustizia, di senso di Patria, di senso di uguaglianza”. Ha ringraziato poi i familiari del giovane partigiano per avere pensato ad una targa in sua memoria.
“Il sindaco di Agrigento, Santo Alfano – ha concluso Mondini – mi ha telefonato, oltre ad avere inviato un telegramma, per ringraziare dell’iniziativa e per scusarsi di non essere qui con noi oggi a causa di alcuni impegni istituzionali precedentemente assunti”.

“Ricordo bene Santo La Corte – ha aggiunto in un commosso intervento Bruno Fantoni, ultimo combattente della Brigata Lorenzetti – perché operavamo nelle stesse zone della bassa Valle Camonica e pur operando su versanti orografici diversi, posso dire che eravamo molto vicini.La Resistenza è stata la base sulla quale è stata costruita la Costituzione Italiana e, come ha scritto don Milani, se è vero che ci sono state molte guerre in questo Paese, la guerra più limpida e più pulita è stata quella della Resistenza”.
IL TOCCANTE INTERVENTO DEI FAMILIARI
“Siamo cresciuti nel ricordo dello zio – ha detto una delle nipoti – a casa se ne parlava sempre con rimpianto, commozione e orgoglio. L’immagine che abbiamo di lui è quello di una persona buona affabile, onesta, gran lavoratore. Amava molto leggere ed era attaccato a valori come libertà e famiglia che non avrebbe barattato con tutto il mondo. Ogni sera prima di rincasare, faceva il giro dei parenti. La guerra, folle come tutte le guerre, ce l’ha strappato e noi siamo vissuti nel suo ricordo”.
“Oggi siamo qui ricordarlo – ha aggiunto Eugenio Giannone, marito della nipote di Santo La Corte – assieme ai tanti che come lui hanno dato la vita per ideali di libertà ed uguaglianza. E’ un grande monito quello che ci viene da questi uomini, un invito a tenere ben alta l’attenzione morale perché la libertà è un bene per il quale bisogna combattere tutti i giorni”.

Chiudendo la manifestazione, il responsabile delle Fiamme Verdi camune, Roberto Ravelli Damioli, ha reso pubblica la volontà “di ricordare ogni anno il sacrificio di Santo La Corte all’interno delle manifestazioni che sempre organizziamo nella nostra vallata facendo memoria della Resistenza.
(testo rielaborato da cislbrescia.it su appunti di Gigi Mastaglia)
