La rivoluzione del welfare. Sta in queste poche parole la sintesi del convegno promosso ieri pomeriggio dalla Cisl con la partecipazione dell’Assessore ai Servizi sociali del Comune di Brescia Felice Scalvini. Ne riferisce questa mattina Bresciaoggi, scrivendo che la prospettiva indicata dall’Assessore è quella di “superare l´approccio assistenzialista tra pubblico e privato sociale, per ottimizzare le risorse collaborando in modo nuovo con il Terzo settore”.
Una rivoluzione culturale che parte anche dalle risultanze del “tavolo di coprogettazione attivato dal Forum del Terzo settore e dal Comune due anni fa” e che, ricorda Giovanna Mantelli, componente della Segreteria provinciale della Cisl, si è arricchito da un paio di mesi di due nuovi attori entrati a far parte del team: l’Università degli Studi e l’Università Cattolica.
“Scalvini – scrive il giornale – ha annunciato un radicale cambio di paradigma: I bisogni sono molti e si scontrano sempre con la penuria di risorse economiche, ecco perché bisogna lavorare sulla capacità di distribuire meglio quel poco di cui disponiamo partendo da una discussione pubblica costante. La «ricetta» è ancora tutta da sperimentare. Il primo passo è valutare la differenza tra il budget del Comune (26 milioni di euro) e i costi di welfare che i cittadini sborsano di tasca propria, ad esempio per le badanti, gli asili e i servizi per la disabilità, la cui spesa secondo una stima sommaria sfiora i 100 milioni l´anno. La svolta, per Scalvini, starebbe nell´usare i fondi pubblici non più per pagare servizi diretti (per i quali non saranno mai sufficienti), ma per abbassare i costi che i cittadini si sobbarcano agendo sulla condivisione di progetti col privato sociale”.
Annota il cronista del quotidiano di via Eritrea: “La prospettiva piace alla Cisl: Si modifica un modello che scongiura gli appalti al massimo ribasso – ha dichiarato Enzo Torri, segretario provinciale del sindacato – e promuove un coinvolgimento equo e costruttivo del Terzo settore». In quest’ottica, da una modalità strumentale del sociale, si passa a una condivisione delle responsabilità e degli obiettivi. A cambiare non sono i contenuti dei servizi, ma le modalità con cui vengono garantiti, ha spiegato lo psicologo Marco Brunod. Esempio di un bisogno in fase di cambiamento sono gli asili nido che, a causa dei costi elevati e del calo delle nascite, hanno subito un tracollo nelle iscrizioni. C´è la necessità di rivedere l´intero sistema dei nidi – rimarca l´assessore -: secondo uno studio della Fondazione Agnelli, i bambini che li frequentano hanno risultati migliori nel percorso di studio successivo”.
“Questo, fa notare Scalvini, cambia la prospettiva: non si tratta più di rispondere al bisogno estemporaneo di una sistemazione per i figli intanto che le mamme lavorano, ma di offrire a tutti i bambini la possibilità di accedere a un servizio che dà opportunità di crescita e di interazione sociale comprovate. Un investimento sul futuro che non può essere messo in atto con i fondi pubblici, ma pianificato in chiave di coprogettazione”
“Un approccio – ha concluso Brunod – che cerca anche di invertire la rotta nell’abitudine del non profit di finanziarsi in buona parte con bandi pubblici, circolo vizioso che non li stimola a mettersi in gioco per sviluppare altri canali di finanziamento”.