
e rilanciare l’impegno a coinvolgere i lavoratori che ancora non vi hanno aderito, sapendo che ciò che oggi appare come un ulteriore sacrificio da iscrivere in busta paga sarà una integrazione indispensabile al reddito una volta raggiunta l’età della pensione.
“Nei prossimi anni – ha sottolineato Alberto Pluda, Segretario generale della Fisascat Cisl di Brescia aprendo questa mattina l’attivo dei delegati – la differenza tra l’ultimo stipendio e la pensione sarà sempre maggiore. Nelle stime della Ragioneria dello Stato, infatti, un lavoratore del settore privato che nel 2010 avrebbe ottenuto una pensione pari circa il 70% della propria retribuzione nel 2040 vedrà ridotta la percentuale al 52% a parità di anni di contribuzione”.

Occorre dunque un rinnovato impegno per mettere in condizioni i lavoratori di una scelta sempre più urgente per il loro futuro previdenziale. E occorre – ha detto ancora il Segretario generale della Fisascat Cisl di Brescia – che cambino cultura e comportamenti dei datori di lavoro, che considerano il Tfr (l’accantonamento obbligatorio per il trattamento di fine rapporto) come un patrimonio aziendale e mettono in atto azioni di disturbo per impedire che i lavoratori spostino il loro capitale nel fondo di previdenza integrativa; dono datori di lavoro che considerano il contributo contrattuale a loro carico come un inutile balzello, purtroppo sostenuti in questa convinzione da un nutrito gruppo di consulenti del lavoro.

Importante contributo di dati e di analisi emerso dalle relazioni, sintetizzato nelle conclusioni dal Segretario della Fisascat nazionale con la volontà politica della categoria di fare dell’allargamento della platea di lavoratori che godranno della pensione integrativa uno degli obiettivi primari dell’azione sindacale.