“Come CISL non possiamo che riconfermare le nostre critiche ed esprimere il nostro disappunto per l’approvazione parlamentare del provvedimento di legge che riduce le forme di controllo sulle esportazioni italiane d’armamenti, introdotte dalla legge n. 185 del 1990”. Lo ha dichiarato il Segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta.
“In particolare – sostiene Pezzotta- con le nuove norme non si saprà la destinazione e l’uso finale dei sistemi d’arma alla cui co-produzione, in ambito europeo o in ambito NATO, parteciperanno le imprese italiane. Comunque, è bene sottolineare che grazie alla “campagna contro i mercanti di morte”, promossa da oltre 50 associazioni espressione della società civile, tra cui il nostro sindacato, l’impatto negativo delle modifiche apportate dal nuovo disegno di legge è stato attenuato dall’approvazione di alcuni emendamenti, soprattutto per quanto riguarda la garanzia di trasparenza e controllo sulle transazioni bancarie. Si tratta di un risultato importante, se si considera il fatto che la legge n. 185 del 1990 fu il risultato di un impegno del movimento della pace, dopo lo scandalo della BNL di Atlanta che procurava armi al regime di Saddam Hussein impegnato nella guerra contro l’Iran e nella repressione del popolo Kurdo.
Il Segretario della CISL ritiene inoltre che per conseguire l’obiettivo di una maggiore severità nella produzione e nel commercio delle armi vi sia la necessità di un “maggiore coordinamento della legislazione, in primo luogo a livello europeo.
“Per questo – dice Pezzotta – sosteniamo la necessità che, durante il semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’UE, sia adottato come vincolante per i paesi membri il Codice di Condotta Europeo sul commercio delle armi e si adottino misure efficaci su scala nazionale ed internazionale per includere nei controlli anche le armi “leggere” e le attività di intermediari in Italia, che gestiscono il traffico di armi da paesi terzi verso le aree di conflitto (soprattutto l’Africa) o verso paesi che violano i diritti umani.
Considerando la responsabilità degli Stati componenti il G8 nel 75% dell’esportazione mondiale di armi, la salvaguardia della sicurezza e della pace, passa anche attraverso l’adozione di uno strumento giuridico internazionale (il “Trattato sul commercio di armi” proposto dai Premi Nobel per la Pace) che regoli le esportazioni secondo le norme fissate dal diritto internazionale e dalle convenzioni in tema di diritti umani”.