
Dunque non ci sono 85.000 disoccupati nel bresciano!
No. 85.000 senza lavoro è un numero sproporzionato anche rispetto alla gravissima crisi in atto.
Dove li ha presi quei numeri la Provincia?
Con una sovrapposizione di dati che non andava fatta. Facciamo un esempio. Nei numeri dell’Assessore Bontempi ci sono anche le assunzioni dei lavoratori stagionali; ciò significa che se nella fotografia dell’occupazione che viene scattata a dicembre si considerano anche i lavoratori del settore turistico e di quello agricolo – che a dicembre non lavorano – significa incasellare quei lavoratori come disoccupati; la stessa fotografia scattata a giugno – nel pieno dell’attività turistica ed agricola – avrebbe dato risultati completamente diversi.
Un’altra questione sulla quale riflettere: se i disoccupati fossero 85.000, nel rapporto con la forza lavoro, che a Brescia è intorno alle 530.000 unità, la percentuale di disoccupati sarebbe elevatissima, oltre il 14%. Ma la Regione Lombardia certifica invece per Brescia e provincia un tasso di disoccupazione al 7%. Insomma, i conti non tornano. E questo perché la Provincia si è accontentata di una lettura di quantità e ha rinunciato al necessario approfondimento dei numeri prima di renderli pubblici. Se il criterio usato dalla Provincia di Brescia fosse il parametro usato a livello nazionale, noi ci troveremmo a fare i conti con una disoccupazione vicina al 30% della forza lavoro, vale a dire un dato da rivolta sociale.
Qual è dunque il dato realistico dei senza lavoro per il nostro territorio?
I dati della Regione Lombardia sui lavoratori in mobilità e quelli in disoccupazione stanno in un range tra 15 e 20.000 unità. Temo che la Provincia abbia finito per conteggiare i rapporti di lavoro che un singolo dipendente si è trovato ad avere nel corso dell’anno come episodi di una sola persona: se un lavoratore ha avuto tre contratti di lavoro, è probabile che siano stati conteggiati come tre lavoratori che hanno avuto un avvio e una cessazione di lavoro.
Un eccesso di zelo pericoloso quello della Provincia!
Direi proprio di sì, visto che aggiunge ansia ad una preoccupazione già molto diffusa. La crisi c’è e le difficoltà occupazionali sono sotto gli occhi di tutti. Ma un ente pubblico che ha la responsabilità della rilevazione dei dati sul mercato del lavoro non può commettere certe leggerezze. Le rilevazioni statistiche sono strumenti indispensabili all’azione di governo, a tutti i livelli: se sono sbagliate generano risposte sbagliate: si fanno danni sia sottostimando le dimensioni del problema che esagerando nel senso opposto.