C’è una notizia che se letta nei numeri potrebbe sembrare poca cosa, ma assume un valore ben diverso se letta nell’affermazione di un principio di correttezza, accresciuto dal fatto che a difendere le ragioni di un singolo è stata un’associazione dei consumatori, nello specifico Adiconsum, realtà promossa dalla CISL.
La vicenda
Nei giorni scorsi Poste Italiane ha rinunciato al contenzioso avviato da Adiconsum Brescia, presso l’Arbitrato Bancario Finanziario, riconoscendo ad una consumatrice gli interessi che sarebbero maturati nei 10 mesi dalla data di sottoscrizione di un bono fruttifero postale dematerializzato (trasformazione da cartaceo a digitalizzato) del valore di 30.000 euro su un libretto postale, non andato a buon fine (cioè il buono postale non è stato poi emesso).
La consumatrice dopo circa 10 mesi dalla sottoscrizione del predetto buono, si accorgeva che la somma sul libretto si era ridotta a euro 29.965,97 pari all’importo della ritenuta dell’imposta di bollo di euro 34,03 e non dell’importo del buono sottoscritto.
L’intervento di Adiconsum Brescia
A seguito di questo disguido “tecnico/informatico” da parte di Poste Italiane la consumatrice si è rivolta ad Adiconsum Brescia: “Poste Italiane, infatti, sosteneva che non era possibile retrodatare il buono postale richiesto – spiega Giovanni Punzi, presidente di Adiconsum Brescia – per cui oltre al danno, circa la mancata emissione del buono, la consumatrice subiva anche la beffa di rimetterci l’imposta di bollo. Per questo abbiamo avviato la procedura prevista in questi casi presso l’Arbitrato Bancario Finanziario”
La consumatrice ha recuperato oltre 250 euro
Nel ritirare il ricorso Poste Italiane ha riconosciuto alla consumatrice 250 euro di interessi relativi ai 10 mesi che sarebbero maturati della sottoscrizione del buono se fosse andato a buon fine (cioè regolarmente emesso), la restituzione dei 34 euro dell’imposta di bollo e 20 euro per le spese sostenute per ricorrere all’Arbitrato Bancario Finanziario.