Parole preoccupate sulle guerre (Continuiamo a sostenere con forza la necessità della diplomazia, unica strada per mettere a tacere le armi); uno sguardo sul nuovo Parlamento europeo dopo una campagna elettorale che di Europa ha parlato un gran poco; la strategia del Governo nazionale di collocare le scelte più controverse dentro il vento che gonfia le vele della destra.
È cominciata con queste sottolineature la relazione del segretario generale della CISL, Alberto Pluda, davanti al Consiglio generale riunito questa mattina nell’Auditorium della sede sindacale di via Altipiano d’Asiago.
Premierato, riforma divisiva
Pluda ha toccato tutte le questioni politiche sindacali più rilevanti, dalla proposta di legge che introduce in Italia il principio dell’elezione diretta del presidente del Consiglio (Una riforma divisiva con la quale il centrodestra, avendo deciso di fare da solo, replica l’errore del centrosinistra che nel 2001, da solo, portò ad approvazione la riforma del Titolo V della Costituzione) alla possibilità che la proposta di legge di iniziativa popolare per la partecipazione promossa della Cisl, attualmente in Commissione parlamentare, arrivi in aula con il sostegno bipartisan di maggioranza e opposizione.
Certa parte sindacale vuole essere partito

Scelte politiche che animano anche la presentazione di un quesito referendario per l’abrogazione dell’autonomia differenziata. Siamo di fronte ad una legge che per diventare operativa ha bisogno di un passaggio non da poco: il Governo deve approvare i “livelli essenziali delle prestazioni” su istruzione, sanità, trasporti e ambiente, oltre a trovare le risorse finanziarie necessarie a garantirne l’applicazione nei vari territori regionali.
È questo lo snodo decisivo di una riforma che riporta in campo le modifiche costituzionali del centrosinistra nel 2001: Certo – ha affermato Pluda – solo gli stupidi non cambiano mai idea, ma saltare aprioristicamente su tutti i carri lanciati contro la maggioranza non ha molto senso. I rischi di frammentazione diseguale c’erano allora come ci sono oggi. Per questo la CISL rivendica con forza il diritto delle parti sociali ad essere coinvolte nei processi di intesa necessari all’attuazione delle ulteriori forme di autonomia che le Regioni potrebbero avanzare”.
Le mire della politica
Pluda ha poi parlato della contrarietà al salario minimo (E’ un tema che rientra nelle prerogative della contrattazione collettiva, non in quella della legge, ed è la contrattazione che determina i minimi salariali. Se la politica ha veramente a cuore quella parte di lavoratori in balia di datori di lavoro senza scrupoli e di pseudo sindacati che non rappresentano nessuno, diano valore erga omnes ai trattamenti economici previsti dai contratti nazionali stipulati dalle parti sociali più rappresentative), dei tentativi di normare l’orario di lavoro con le leggi (Ci risiamo! Rispetto alle 40 ore nominali, è grazie ai contratti che la settimana lavorativa si attesta già oggi mediamente tra le 37 e le 38 ore), dell’idea di una parte sindacale di mettere nelle mani della politica la certificazione della rappresentanza sindacale (Vige un accordo Interconfederale tra Cgil Cisl Uil e Confindustria: si rispetti e si attui quello).
Occupazione e difficoltà dell’economia bresciana

La continuità dell’impegno CISL

Sulla relazione del segretario generale della Cisl provinciale si è aperto il dibattito che ha visto l’intervento dei dirigenti delle Federazioni di categoria, dei Servizi, degli Enti e delle Associazioni CISL.