Il gruppo dirigente della CISL e la situazione politico-sindacale
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Il gruppo dirigente della CISL e la situazione politico-sindacale

Nella relazione introduttiva il segretario provinciale ha toccato i nodi problematici che investono la rappresentanza sociale

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Pubblicato il 12 Luglio 2024

Parole preoccupate sulle guerre (Continuiamo a sostenere con forza la necessità della diplomazia, unica strada per mettere a tacere le armi); uno sguardo sul nuovo Parlamento europeo dopo una campagna elettorale che di Europa ha parlato un gran poco; la strategia del Governo nazionale di collocare le scelte più controverse dentro il vento che gonfia le vele della destra.

È cominciata con queste sottolineature la relazione del segretario generale della CISL, Alberto Pluda, davanti al Consiglio generale riunito questa mattina nell’Auditorium della sede sindacale di via Altipiano d’Asiago.

 

Premierato, riforma divisiva

 

Pluda ha toccato tutte le questioni politiche sindacali più rilevanti, dalla proposta di legge che introduce in Italia il principio dell’elezione diretta del presidente del Consiglio (Una riforma divisiva con la quale il centrodestra, avendo deciso di fare da solo, replica l’errore del centrosinistra che nel 2001, da solo, portò ad approvazione la riforma del Titolo V della Costituzione) alla possibilità che la proposta di legge di iniziativa popolare per la partecipazione promossa della Cisl, attualmente in Commissione parlamentare, arrivi in aula con il sostegno bipartisan di maggioranza e opposizione.

 

Certa parte sindacale vuole essere partito

 

Non ha sorvolato, il segretario CISL, sulle scelte politiche di una parte del sindacato che porta a referendum questioni sul lavoro già emendate dalla Corte Costituzionale con il solo obiettivo di condizionare l’agenda politica delle forze di opposizione, buttando a macero le relazioni industriali e lo spazio d’azione del sindacato.

Scelte politiche che animano anche la presentazione di un quesito referendario per l’abrogazione dell’autonomia differenziata. Siamo di fronte ad una legge che per diventare operativa ha bisogno di un passaggio non da poco: il Governo deve approvare i “livelli essenziali delle prestazioni” su istruzione, sanità, trasporti e ambiente, oltre a trovare le risorse finanziarie necessarie a garantirne l’applicazione nei vari territori regionali.

È questo lo snodo decisivo di una riforma che riporta in campo le modifiche costituzionali del centrosinistra nel 2001: Certo – ha affermato Pluda – solo gli stupidi non cambiano mai idea, ma saltare aprioristicamente su tutti i carri lanciati contro la maggioranza non ha molto senso. I rischi di frammentazione diseguale c’erano allora come ci sono oggi. Per questo la CISL rivendica con forza il diritto delle parti sociali ad essere coinvolte nei processi di intesa necessari all’attuazione delle ulteriori forme di autonomia che le Regioni potrebbero avanzare”.

 

Le mire della politica

 

Pluda ha poi parlato della contrarietà al salario minimo (E’ un tema che rientra nelle prerogative della contrattazione collettiva, non in quella della legge, ed è la contrattazione che determina i minimi salariali. Se la politica ha veramente a cuore quella parte di lavoratori in balia di datori di lavoro senza scrupoli e di pseudo sindacati che non rappresentano nessuno, diano valore erga omnes ai trattamenti economici previsti dai contratti nazionali stipulati dalle parti sociali più rappresentative), dei tentativi di normare l’orario di lavoro con le leggi (Ci risiamo! Rispetto alle 40 ore nominali, è grazie ai contratti che la settimana lavorativa si attesta già oggi mediamente tra le 37 e le 38 ore), dell’idea di una parte sindacale di mettere nelle mani della politica la certificazione della rappresentanza sindacale (Vige un accordo Interconfederale tra Cgil Cisl Uil e Confindustria: si rispetti e si attui quello).

 

Occupazione e difficoltà dell’economia bresciana

 

Il segretario CISL ha poi messo in evidenza attraverso gli ultimi dati disponibili l’andamento occupazionale e quello della economia bresciana: il settore metalmeccanico registra nel bresciano situazioni di crisi che riguardano una decina di aziende e complessivamente 1.600 lavoratori. L’inattesa frenata dell’’economia tedesca (meno 2,5% la produzione industriale, addirittura meno 5% l’automotive) è un segnale che il settore industriale bresciano non può certo ignorare perché il rallentamento tedesco incide potenzialmente sul futuro di oltre il 76% dell’export di casa nostra. Tutto questo in un quadro di relazioni industriali inesistenti e relazioni sindacali messe in pausa (Personalmente accetto anche di fare la parte dell’antiunitario – ha chiosato il sindacalista – ma solo chi vive il nostro tempo con il paraocchi può pensare che per salvare le apparenze si può far finta di niente sul conservatorismo imperante di certa parte sindacale bresciana e sull’opportunismo di cert’altra).

 

La continuità dell’impegno CISL 

 

Pluda ha infine rivendicato la continuità della CISL nelle iniziative di contrasto alla drammatica realtà degli infortuni sul lavoro, ed ha sottolineato – lo ha fatto citando Pierre Carniti – che certamente non mancano le difficoltà da affrontare, ma che si deve essere consapevoli che c’è una sola difficoltà davvero insuperabile: è la rassegnazione: Noi non siamo e non saremo mai rassegnati – ha concluso Alberto Pluda – continuiamo la nostra strada con il coraggio e la fiducia che occorrono per cambiare la storia, piccola o grande che sia, in cui siamo chiamati a dare la nostra testimonianza. Perché “…non desideriamo una società più comoda, ma una società più umana”.

 

Sulla relazione del segretario generale della Cisl provinciale si è aperto il dibattito che ha visto l’intervento dei dirigenti delle Federazioni di categoria, dei Servizi, degli Enti e delle Associazioni CISL.