Automotive: occorre un’operazione di sistema per il lavoro e l’ambiente
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Automotive: occorre un’operazione di sistema per il lavoro e l’ambiente

Il sindacato vuole gestire gli effetti della transizione green e sollecita politica ed impresa

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Pubblicato il 4 Luglio 2024

Rendere compatibile il miglioramento della situazione ambientale con l’impatto che la transizione Green avrà sulle condizioni sociali è un obiettivo che riguarda tutti ed è una delle sfide centrali del futuro dell’industria e dell’Europa. Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim, la federazione della CISL che rappresenta i lavoratori metalmeccanici, sintetizza così lo snodo cruciale dell’automotive in Italia e nel Vecchio Continente.

Lo ha ribadito nel convegno che la Fim CISL provinciale ha promosso al Centro Paolo VI mettendo in dialogo l’esperienza sindacale italiana, quella della IG Metall tedesca e la dimensione imprenditoriale.

 

Una fotografia che desta preoccupazione

Nell’ultimo report sui primi sei mesi del 2024, Fim CISL ha contato nei settori più direttamente interessati dalla transizione green 103mila posti di lavoro a rischio: nel solo settore dell’automotive sono 70mila.

Nelle cause di questa situazione non c’è solo la transizione green ma anche gli alti tassi per i prestiti e le difficoltà di approvvigionamento. E purtroppo la situazione peggiora. L’Inps ha certificato che a maggio rispetto ad aprile la cassa integrazione è aumentata del 36% e l’incertezza non aiuta.

“In un settore trainante come quello dell’automotive – ha spiegato Uliano – viviamo in un contesto di norme e decisioni comunitarie in fase di evoluzione che rischiano di cambiare. Questo non aiuta le scelte delle case produttrici e dei consumatori e lo stallo si ripercuote sui lavoratori”.

 

Mettere in atto una “operazione di sistema”

“C’è grande incertezza – ha aggiunto Renato Cotti Piccinelli, manager del Gruppo Streparava – causata dalla difficoltà di reperimento di materie prime e personale competente, carenza di componentistica e alta variabilità dei costi. Il tutto in un contento di mercato molto attendista, in cui nessuno sa ancora bene se le direzioni imboccate siano quelle giuste, se verranno confermate o se ci saranno aggiustamenti”.

Dai rappresentanti dei lavoratori italiani e tedeschi intervenuti nel dibattito è emerso chiaramente che il sindacato è d’accordo con gli obiettivi della transizione green, ma anche che sarebbe necessario raggiungerli attraverso la neutralità tecnologica, valutando le diverse opzioni in campo, il biocarburante, l’idrogeno, i carburanti sintetici. Imponendo l’elettrico la politica ha creato un pesante squilibrio.

Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica ha ricordato che “tutte le transizioni sono complicate e critiche per definizione, proprio per questo è necessaria un’operazione di sistema che coinvolga parti sociali e istituzioni a più livelli, e l’emanazione da parte dell’Unione europea di linee chiare e precise”.

“Il compito che ci riguarda – ha ribadito Stefano Olivari, segretario provinciale dei metalmeccanici della CISL – è quello di continuare a fare sindacato:gestire gli effetti delle innovazioni e farlo nel modo più responsabile possibile.