“Se nel periodo della pandemia lo smart working è stato uno strumento necessario per compensare la mancanza di rapporti diretti in azienda, nel periodo post covid lo smart working ha un potenziale non ancora espresso nel cambiare e migliorare le attuali relazioni industriali”.
È il pensiero di Stefano Olivari, segretario provinciale dei metalmeccanici Cisl, alla luce della ricerca tra i lavoratori metalmeccanici, promossa dalla Fim Cisl insieme ad Adapt e Università Cattolica, per meglio comprendere questa modalità di lavoro senza gli entusiasmi o i pregiudizi con cui spesso, a priori, viene presentata.
Una ricerca per conoscere quanto e come si lavora in remoto, come si tengono le relazioni con l’azienda e come il tutto incida sulla vita personale e familiare.
Il voto medio che i lavoratori metalmeccanici danno a questa esperienza di lavoro in una scala da 1 a 10 è 8. Circa la possibilità di continuarlo, il 58% risponde che preferirebbe modalità ibride di 2/3 giorni alla settimana in lavoro agile e il resto in presenza, mentre il 28% lo vorrebbe per sempre e tutti i giorni.
Una sfida che ha bisogno di confronto
“La sfida risulta complessa – commenta ancora Olivari – e non si può risolvere solo attraverso norme di legge, ma con il Confronto tra le parti sociali, la Contrattazione aziendale, contestualizzandoli nella realtà delle fabbriche di ogni giorno. Nel febbraio 2021 nel rinnovo del contrato nazionale di lavoro avevamo stabilito con Federmeccanica un percorso sullo smart working, ma siamo ancora in attesa di una migliore definizione dei punti chiave, come la gestione dell’ organizzazione e dell’orario di lavoro, del welfare e dell’equilibrio tra gli spazi famigliari e lavorativi”.