Concessionarie autostradali, sciopero con rabbia
TORNA INDIETRO

Concessionarie autostradali, sciopero con rabbia

1 min per leggere questo articolo

Pubblicato il 14 Novembre 2017

La bocciatura dell’emendamento che avrebbe consentito di affidare alle società controllate dalle concessionarie autostradali il 40% dei lavori di manutenzioni e progettazione “è un colpo durissimo, per 3.000 operai e tecnici specializzati che ora rischiano di essere licenziati, ma anche per il lungo lavoro svolto al tavolo interministeriale aperto da Ministero dei Trasporti e Ministero dell’Economia con i sindacati, che aveva individuato una soluzione in grado di salvare migliaia di posti lavoro. L’incoerenza della politica oggi ha tirato la volata alle lobbies, incurante del parere di due ministeri e dei contraccolpi sociali”.

Filca Cisl, Feneal Uil e Fillea Cgil lo scrivono in un comunicato stampa che  preannuncia la proclamazione di uno “sciopero nazionale per ribadire le ragioni della vertenza e chiedere al Governo di rivedere la propria posizione sull’emendamento e l’immediata convocazione del tavolo permanente presso il Mise”.

“Nell’ultimo incontro del 6 novembre – si legge nella nota sindacale – i due ministeri avevano confermato il sostegno all’emendamentomche prevedeva la riduzione della percentuale dei lavori messi a gara dall’80% al 60%, soluzione che “avrebbe rappresentato il giusto compromesso fra la tutela occupazionale, la salvaguardia di un pezzo strutturato d’impresa italiana e l’orientamento diffuso in Europa. Su tale soluzione, al tavolo avevamo chiesto e ottenuto dalle aziende il blocco di tutte le procedure di licenziamento, in corso già da tempo”.

Diventa dunque difficile comprendere le ragioni della marcia indietro del Governo. “Possiamo solo registrare con disappunto che a vincere sono state le pressioni dei costruttori e non le ragioni della qualità del lavoro, del mantenimento di migliaia di posti di lavoro e della sicurezza – affermano ancora Filca Cisl, Feneal Uil e Fillea Cgil – e che il peso della concorrenza e dell’apertura dei mercati sarà scaricato sui lavoratori, facendo sparire uno dei pochi comparti strutturati e altamente professionalizzati del settore”.