
Il ricordo del tragico episodio a cui si ega la data del 3 ottobre – il naufragio del 2013 al largo dell’isola di Lampedusa in cui persero la vita 356 migranti – “non deve essere però un mero esercizio di memoria – continua Liliana Ocmin – ma guidare l’impegno di tutti per fare in modo che ciò non si ripeta. Occorre un progetto per governare il fenomeno che, sotto l’egida dell’ONU e con il contributo fattivo dell’Europa, punti, se non ad eliminare, a ridurre sensibilmente questi rischi senza però staccare lo sguardo dai diritti fondamentali delle persone. L’Italia sta lavorando in questa direzione, ma occorre fare di più. La situazione in Libia, dopo gli accordi con il nostro Paese, racconta una situazione al limite dell’umano. I campi di raccolta profughi sono per lo più “zone franche” dove spesso i diritti umani vengono ripetutamente negati e calpestati. Lo sa l’Italia, lo sa l’Europa, lo sanno tutti. Bisogna far presto e agire con assoluta trasparenza. Ogni giorno, ogni ora che passa si rischia di spegnere non solo le speranze di questa gente ma la loro stessa vita”.