
Ma sono anche dichiarazioni contraddittorie – si legge nel comunicato Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Sinfub, Ugl Credito, Uilca e Falcri Silcea – perché il Governo non può sostenere che la politica deve stare fuori da questi processi (e noi lo affermiamo da sempre) e poi arrivare ad imporre il numero delle filiali, delle banche, degli addetti.
Secondo i sindacati, prima di fare queste dichiarazioni, il premier “aveva l’obbligo di consultare le parti sociali (Abi e sindacati) per una valutazione di opportunità”.
Il sindacato del credito ha dato prova di grandi capacità elaborative, costruttive e concertative per la risoluzione dei problemi del settore. “Ciò è dimostrato da una contrattazione tra le parti che ha portato negli ultimi 10 anni ad esodi volontari tramite il Fondo di sostegno al reddito di circa 50 mila lavoratori e l’appoggio dato alle fusioni annunciate. A differenza delle affermazioni del premier attraverso il nostro Fondo per l’Occupazione, finanziato dai lavoratori, abbiamo creato, in questi ultimi 4 anni, oltre 12 mila posti di lavoro in più“.
“Se il presidente del Consiglio non convocherà immediatamente le parti sociali – conclude il comunicato – inizierà una contrapposizione e una mobilitazione totale da parte del sindacato del credito per la difesa dei posti di lavoro e della dignità professionale delle lavoratrici e dei lavoratori”.