
“Le ragioni della rottura delle relazioni industriali e della sciopero regionale – afferma Cisl Poste Lombardia – sono quelle di far scoprire le reali intenzioni del Governo e di Poste sull’universalità e socialità dei servizi, sull’unicità e sulla tenuta occupazionale della più grande azienda del Paese. Mentre in Lombardia, come in quasi tutte le realtà del Paese, è in corso una forte contestazione nel merito e nel metodo delle riorganizzazioni aziendali della logistica, del recapito e dei servizi finanziari e di Bancoposta, l’azienda sferra una offensiva mediatica sui nuovi servizi “digitalizzati”.
Il problema è che sono servizi solo virtuali. Dove sono stati chiusi gli uffici postali era stata prevista la presenza del “postino telematico” per garantire comunque i servizi ai cittadini. Ma si è trattato solo di una annuncio e per nascondere la realtà l’azienda non esita ad accusare i sindacati di resistenze interne al cambiamento, mentre invece da sempre il sindacato firma accordi, anche non facili da gestire con i lavoratori, tesi al rilancio degli investimenti, allo sviluppo dei servizi ed alla tenuta occupazionale.
“Di contro – si legge ancora nella nota di Cisl Poste Lombardia – il Governo fa intravvedere in maniera sempre più concreta la possibilità entro l’anno di cedere sul mercato un’ulteriore quota del 30% di azioni di Poste. In tal modo, la quota detenuta dal Tesoro scenderebbe ben al di sotto del 50% e lo Stato perderebbe di fatto il controllo sulla più grande azienda di rete e di servizi del Paese. La nostra contrarietà è nota e metteremo in campo tutte le azioni possibili per scongiurare questa sciagurata prospettiva”.