Bresciangrana, sempre più a rischio i 66 posti di lavoro. Domani l’assemblea dei lavoratori
TORNA INDIETRO

Bresciangrana, sempre più a rischio i 66 posti di lavoro. Domani l’assemblea dei lavoratori

Il Tribunale ha negato all'azienda casearia di Cignano di Offlaga un'altra proroga sulla presentazione del progetto di risanamento

2 min per leggere questo articolo

Pubblicato il 1 Ottobre 2026

Si aggrava la situazione di Bresciangrana. Lo comunicano Fai CISL, Flai Cgil e Uila esprimendo grande preoccupazione per il futuro dei 66 lavoratori.

L’azienda casearia di Cignano di Offlaga aveva comunicato agli allevamenti conferenti lo stop alla raccolta del latte, decisione determinata da esposizioni debitorie di oltre 70 milioni di euro, 20 dei quali nei confronti proprio degli allevamenti conferitori.

Fin da giugno era stata avviata una procedura di ristrutturazione della crisi d’impresa e il Tribunale di Brescia aveva concesso all’azienda 60 giorni per presentare un progetto di risanamento complessivo. Rispetto alla scadenza originaria Bresciangrana aveva goduto di fatto di una prima proroga a fine settembre, reiterando la richiesta per fine ottobre.

Ieri il Tribunale ha respinto la richiesta, segnale inequivocabile che il tempo degli annunci e delle promesse portato avanti fin qui dall’azienda è finito.

“Dopo mesi di incontri che si sono rivelati inconcludenti – scrivono in un comunicato unitario Fai CISL, Flai Cgil e Uila – siamo in presenza di una situazione di gravissima emergenza sociale e industriale che minaccia direttamente il futuro di 66 famiglie”.

Le organizzazioni sindacali incontreranno domani, venerdì 2 ottobre, l’amministratore delegato Serena Maurutto, e subito dopo riuniranno in assemblea i lavoratori per fare il punto della situazione e decidere le azioni conseguenti.

“L’azienda non ha saputo garantire gli impegni presi – affermano le rappresentanze dei lavoratori – a partire dal mantenimento della continuità occupazionale e produttiva attraverso un affitto ponte del ramo d’azienda. Oggi la realtà dei fatti è drammaticamente diversa e le prospettive di continuità lavorativa sono venute meno. Oltre alla bocciatura del Tribunale pesa il fermo produttivo causato dal guasto dell’impianto di depurazione, che necessiterà di almeno sei mesi per essere messo a norma e in sicurezza, smentendo categoricamente le promesse aziendali di un ripristino in 40 giorni”.

In questa fase di pesante incertezza i lavoratori sono stati costretti ad utilizzare ferie e permessi, ma ora – dopo il pronunciamento del Tribunale – sorgono fortissime preoccupazioni sulla reale possibilità, tecnica e normativa, di accedere agli ammortizzatori sociali, inclusa la cassa integrazione per cessata attività con pagamento diretto da parte dell’Inps, reso indispensabile dalla mancanza di liquidità dell’azienda.

“Il pericolo imminente – sottolineano Fai CISL, Flai Cgil e Uila – è che le maestranze restino bloccate in un limbo giuridico, senza lavoro e senza alcun sostegno al reddito”

“Non accetteremo che a pagare le colpe di precedenti gestioni scellerate siano le lavoratrici e i lavoratori – concludono i sindacati – né tantomeno che vengano lasciati scoperti sul piano degli ammortizzatori sociali. Pretendiamo un’assunzione di responsabilità immediata: servono risposte chiare sulle tutele reddituali e un percorso che garantisca la salvaguardia integrale di tutti i 66 posti di lavoro e la piena applicazione dei contratti”.

Fai CISL, Flai Cgil e Uila sono pronte a mettere in campo tutte le iniziative di mobilitazione che si renderanno necessarie.