Primo bilancio della tre giorni di mobilitazione promossa dai sindacati dei lavoratori della sanità di Cgil Cisl Uil davanti alle strutture ospedaliere private presenti nel Bresciano: “Abbiamo registrato non solo la grande partecipazione del personale – afferma Tatiana Vezzini della Segreteria provinciale di CISL Fp – ma anche l’interesse e la solidarietà dei cittadini”.
Lavoratrici e lavoratori della Sanità privata – che però attraverso le convenzioni con la Regione viene finanziata con i soldi pubblici – chiedono, da anni, una sola cosa: un contrato di lavoro dignitoso, equiparato a quello dei colleghi della Sanità pubblica.
Lo hanno ribadito nei volantini distribuiti alle centinaia di bresciani che ogni giorno varcano le porte di ospedali, poliambulatori e centri riabilitativi della Poliambulanza, del Gruppo San Donato (Città di Brescia, Sant’Anna, San Rocco), del Maugeri, della Fondazione Teresa Camplani (Domus Salutis), di Villa Gemma e Villa Barbarano.
Caro cittadino, sai chi ti sta curando? Quando entri in una struttura privata convenzionata con il Servizio Sanitario Regionale devi sapere che il tuo ticket aumenta il profitto delle cliniche che percepiscono rimborsi milionari, ma congelano i rinnovi dei contratti di lavoro dei dipendenti.
Si può fare sanità risparmiando sul personale e sulla pelle dei pazienti?
No, e lo dimostra la fuga dal privato delle professione sanitarie e la farsa del reclutamento di infermieri e medici all’estero con la quale la Sanità privata copre i vuoti che vengono a crearsi nelle sue strutture, incuranti delle barriere linguistiche che vengono a crearsi e dei problemi di sicurezza che ne derivano per tutti.
La lettera aperta termina con una preoccupata riflessione: La realtà è semplice e drammatica: se chi ti cura è sottopagato, se affronta turni infiniti e deve costantemente coprire in prima persona le gravi lacune strutturali della proprietà privata, la sicurezza stessa della tua assistenza medica è messa a forte rischio. Ecco perché garantire i diritti di chi cura significa, prima di tutto, difendere il diritto costituzionale alla salute.
La mobilitazione di questi ultimi giorni prosegue – annunciano i sindacati dei lavoratori della sanità di Cgil Cisl Uil – fino a quando AIOP ed ARIS (le due associazioni che rappresentano la sanità privata di ispirazione religiosa e quella laica o d’impresa) assumeranno finalmente le proprie responsabilità aprendo il confronto per il rinnovo dei contratti.
VUOI SAPERNE DI PIÙ?
La normativa regionale (a partire dalla L.R. 31/1997 sulla libera scelta, fino alla L.R. 33/2009 e alla L.R. 22/2021 che disciplina il governo pubblico tramite ATS) definisce il servizio reso dalla sanità privata come equivalente a quello pubblico. Tuttavia, queste norme sull’accreditamento non garantiscono l’equiparazione dei contratti collettivi di chi vi lavora. Negli ultimi 30 anni, i lavoratori del comparto privato hanno subito ritardi nei rinnovi contrattuali accumulati per ben 14 e 8 anni e sono stati persino esclusi, insieme ai colleghi del socio- sanitario, dalle misure di recupero inflattivo previste dal Decreto Lavoro.
Il Decreto PA del 7 agosto 2026 avrebbe dovuto introdurre misure per la sanità privata, ma resta gravemente privo di qualsiasi risposta sul riconoscimento economico e contrattuale dovuto alle circa 300 mila lavoratrici, lavoratori e professionisti della sanità privata e delle RSA. È un’assenza che pesa perché continuano a non esserci vincoli chiari per chi, da privato, intende svolgere un’attività pubblica in un delicato settore come la sanità, ricevendo finanziamenti pubblici che derivano principalmente dalle tasse dei cittadini.
Questa situazione non può che chiamare direttamente in causa la responsabilità del Ministero della Salute, della Conferenza delle Regioni e del Governo nel suo complesso.
Trattandosi di un settore considerato d’eccellenza, dove la qualità dell’assistenza è determinata esclusivamente dal valore delle persone che curano, è inaccettabile che questi lavoratori vengano svalutati dall’assenza di percorsi di carriera e da stipendi erosi pesantemente da oltre 20 punti percentuali di inflazione.
Le Organizzazioni Sindacali chiedono risposte chiara sia alle associazioni datoriali sia agli amministratori pubblici e alle istituzioni locali, affinché prendano atto di queste sperequazioni.
Il tempo delle attese è finito. Chiediamo ad AIOP ed ARIS di assumersi finalmente le proprie responsabilità e di aprire immediatamente il confronto per il rinnovo dei contratti. Chiediamo al Ministero della Salute e alle Regioni di esercitare fino in fondo il proprio ruolo di indirizzo e di garanzia affinché nessuna struttura che opera grazie a finanziamenti pubblici possa continuare a fondare il proprio equilibrio economico sul mancato rinnovo dei contratti Nazionali.