A fare notizia quest’anno non sono i ricorrenti problemi estivi che affliggono gli uffici postali di Brescia e provincia, ma il fatto che d un centinaio di dipendenti sarebbe stato chiesto di non programmare le ferie estive e di posticiparle a un altro periodo dell’anno, con l’obiettivo di garantire almeno la continuità minima di una parte degli sportelli.
A denunciare la “novità” è un comunicato di Slp Cisl e Slc Cgil: “Tra carenza di personale (gli organici sono sotto di 100 unità), rimodulazioni degli orari, chiusure temporanee per lavori e ferie dei dipendenti – scrivono – il servizio agli sportelli rischia di procedere a singhiozzo per tutta la stagione. A pagarne le conseguenze saranno da una parte cittadini e imprese, costretti a fare i conti con code e uffici chiusi in alcune fasce orarie; dall’altra i lavoratori di Poste Italiane, chiamati a reggere una pressione organizzativa ormai cronica.
Nel Bresciano il taglio del servizio agli sportelli coinvolge quest’estate 64 sedi, contro le 77 dello scorso anno. Di queste, 18 si trovano in città e 46 in provincia. Molte saranno interessate da chiusure limitate a una sola giornata, spesso il 14 o il 17 agosto, ma in altri casi le sospensioni saranno molto più pesanti.
Nel complesso, i giorni di mancata apertura al mattino saranno 367, di cui 102 negli uffici cittadini e 265 in provincia. I turni pomeridiani tagliati saranno invece 318.
In città, l’ufficio più penalizzato sarà quello di Bettole di Buffalora, con 23 giorni di chiusura, seguito da Sant’Eufemia con 22 giorni, via Scuole con 20 e Mandolossa con 11.
In provincia, le situazioni più critiche riguarderanno Camignone di Passirano, Calcinatello di Calcinato e Palazzolo Uno, con 23 giorni di chiusura. Seguono Ponte San Marco, sempre nel Comune di Calcinato, con 22 giorni, Erbanno di Darfo con 20, Lumezzane Uno con 17 e San Vigilio di Concesio con 16.
Il nodo non è soltanto quello delle chiusure estive, che da anni caratterizzano il periodo di luglio e agosto, ma il progressivo assottigliamento degli organici. Il rischio è che la rimodulazione degli orari diventi la risposta ordinaria a una carenza di personale ormai non più episodica.