“Cinquantadue anni fa, in questa piazza, Brescia scelse di non avere paura. Di non chiudersi nel silenzio davanti alle aggressioni, agli attentati, alle intimidazioni neofasciste che da settimane colpivano la città. Scelse di reagire pubblicamente, civilmente, democraticamente”.
È quanto ha sottolineato la segretaria generale della CISL, Daniela Fumarola, intervenendo questa mattina a Brescia, a nome di Cgil, Cisl e Uil, alla cerimonia di commemorazione del 52° anniversario della strage neofascista di Piazza della Loggia.
“Quello del 28 maggio 1974 – ha detto ancora la sindacalista dopo avere ricordato il di quel giorno e il discorso di Franco Castrezzati, leader della CISL, fermato dalla bomba – fu un attentato politico contro una manifestazione antifascista e sindacale, contro cittadini scesi in piazza per respingere la paura e la violenza eversiva. Colpire quella piazza significava tentare di colpire l’idea stessa di una democrazia partecipata e popolare”.
Fumarola ha ricordato come negli anni della strategia della tensione il sindacato abbia rappresentato “un presidio democratico, un argine”, contribuendo “a tenere milioni di persone dentro il perimetro costituzionale e democratico”, difendendo i diritti dei lavoratori “senza consegnare il disagio sociale alla violenza. Anche oggi viviamo un tempo inquieto, segnato da guerre, tensioni internazionali, paure sociali e polarizzazioni crescenti. È proprio in momenti come questi che la memoria di Piazza della Loggia torna a parlarci con forza. Una democrazia si indebolisce quando prevalgono l’odio, il rancore, la logica del nemico. Si rafforza, invece, quando una società riesce a sentirsi parte di un destino comune anche dentro le differenze e i conflitti”.
“Difendere la memoria di Piazza della Loggia – ha concluso Fumarola – vuol dire continuare a difendere la qualità democratica della nostra convivenza civile. Vuol dire custodire il valore della partecipazione, della libertà, della giustizia sociale. E ricordarci che la libertà democratica non si difende da soli, ma riconoscendosi parte di una stessa comunità civile e nazionale”.