Tra divieti e burocrazia, i pescatori professionisti del Garda sono in secca
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Tra divieti e burocrazia, i pescatori professionisti del Garda sono in secca

In attesa di nuove disposizioni ministeriali il futuro occupazionale della categoria è sempre più a rischio

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Pubblicato il 8 Ottobre 2025

Rimane critica la situazione che da tempo caratterizza il settore della pesca di professione sul Lago di Garda.

Da dodici anni presunti indici di tossicità delle anguille ne vieta la pesca.  Da quattro anni non viene autorizzata la semina artificiale del Coregone Lavarello, poiché questa specie non è considerata autoctona nonostante sia ormai presente da più di un secolo nel lago. Il risultato è che la perdita di pescato della varietà ittica più richiesta dal mercato della ristorazione si colloca nell’ordine dell’80%.

Fai CISL Brescia, federazione che rappresenta i pescatori professionisti del Lago di Garda, è torna a chiedere che la politica e le istituzioni locali intervengano sul Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica da cui provengono i divieti.

Lombardia, Veneto e Provincia Autonoma di Trento sono in attesa della pubblicazione di nuove disposizioni ministeriali che dovrebbero risolvere il problema, ma per chi vive di pesca nel Benaco si procede con una lentezza che mette a rischio il futuro occupazionale di un’intera categoria.

 

IL COMUNICATO DI FAI CISL BRESCIA