Anziani, c’è valore e dignità anche fuori dal tempo dell’essere in attività
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Anziani, c’è valore e dignità anche fuori dal tempo dell’essere in attività

Il convegno CISL e Fnp con Trabucchi, Canobbio e Donati: contrastare il rischio d'essere modellati dalla società dell'io

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Pubblicato il 15 Settembre 2025

L’Auditorium della CISL ha ospitato questa mattina un convegno in cui si è discusso di ageismo, quell’insieme di pregiudizi che discrimina gli anziani, considerati un costo, un peso per la società, un impedimento allo sviluppo.

Un tema culturale che ha rilevanti implicazioni sociali e che interpella severamente la politica quando mancanza di decisioni e vuoti di programmazione fanno venire meno servizi e presidi di comunità che rendano effettiva la centralità della persona e la sua dignità.

“È questa una preoccupazione e una direttrice di azione costante per la CISL – ha sottolineato il segretario provinciale Alberto Pluda aprendo la mattinata – in una società dove gli anziani costituiscono l’elemento caratterizzante della composizione demografica, con un ricambio generazionale che si è fermato. Uno scenario che esige una nuova consapevolezza dei rischi che derivano dal ricondurre tutto ciò che riguarda la persona in termini di età e di capacità”.

Il convegno promosso CISL e Fnp Brescia ha preso spunto da una recente pubblicazione del geriatra Marco Trabucchi (Ageismo. Il pregiudizio invisibile che discrimina gli anziani, Il Margine, 2025), ed ha chiamato a discuterne con l’autore, mons. Giacomo Canobbio direttore dell’Accademia Cattolica, la sociologa Elisabetta Donati e Maria Rosa Loda della Segreteria CISL Brescia.

 

Loda: “Una deriva pericolosa”

“La società contemporanea – ha affermato la sindacalista introducendo gli ospiti – tende a mettere da parte, isolare, escludere, tutto quello che non risponde a criteri di efficienza e produttività. Il consumismo mette in primo piano chi produce e risponde a parametri di bellezza, giovinezza, forza, vivacità. Chi non entra in questi schemi è considerato uno ‘scarto’, destinato a rimanere ai margini. Siamo ancora in tempo a cambiare questa deriva?”.

 

Canobbio: “Occorre superare una visione funzionale delle persone”

“Noi tutti, che lo vogliamo o no, siamo figli della cultura nella quale viviamo. – ha risposto mons. Canobbio – Questa cultura oggi associa la parola dignità ad espressioni come ‘qualità della vita’ oppure ‘vita degna d’essere vissuta’; l’una e l’altra presuppongono efficienza, consapevolezza, autonomia, capacità produttiva. Non si mette in alcun conto il limite nativo dell’essere umano, che comporta non solo la morte ma anche il morire, che è processo, non evento puntuale”.  È dunque questa la deriva da contrastare, e “il primo antidoto da mettere in atto è un riconoscimento autentico della dignità di ognuno, superando una visione funzionale delle persone”. E anche la politica deve fare la sua parte, “attraverso scelte anti ageiste, senza le quali difficilmente i cittadini riusciranno ad assumere atteggiamenti di rispetto e di generosità nei confronti delle persone che hanno vissuto a lungo”.

 

Donati: “Per fortuna la nostra è ancora società dei legami”

“Invecchiare è un accumulo di tutto quello che siamo stati nell’esistenza, – ha affermato la sociologa Elisabetta Donati – abbiamo dentro le tracce di tutte le età che siamo stati, in relazione con il contesto e con gli altri”.  Risorse importanti che consentono di reggere la sfida di una società sempre più vecchia, e questo perché le famiglie reggono attraverso molti scambi intergenerazionali: Le nonne e i nonni aiutano le figlie a rimanere nel mercato del lavoro; gli adulti sostengono sia giovani nelle loro vite discontinue che gli anziani che invecchiano, 12 milioni di nonni e nonne si prendono cura di 7 milioni di bambini. La nostra, per fortuna, è ancora una società dei legami e delle relazioni tra le generazioni, che però deve essere sostenuta, supportata, perché altrimenti queste risorse, queste capacità, queste energie, questi valori, queste propensioni si esauriscono. La longevità è una scienza della complessità che necessita di approcci collaborativi per progettare servizi di rete di protezione; senza di essa si consegna al singolo la prospettiva di fare in solitudine, sentendosi immeritevole di solidarietà”.

 

Trabucchi: “Ageismo è egoismo”

“L’ageismo è una somma di comportamenti dettati dall’egoismo. – ha concluso Marco Trabucchi – generatori di solitudine e di fragilità: chiudere fuori dalla convivenza le persone anziane provoca danni irreversibili, perché una vita spenta dall’ignoranza e dalla stupidità è una vita che scompare, assieme alla sua ricchezza e alla sua importanza per tutti”.

 

A margine del suo intervento il geriatra ha voluto ricordare con gratitudine un intenso periodo della sua vita professionale, quando, a partire dagli anni Settanta, grazie a dirigenti CISL come Melino Pillitteri, Luigi Compagnoni, Nevio Petretti e Alcide Cattagriga, la realtà e le problematiche della condizione anziana diventarono oggetto di studio e di progettazione sociale con la CISL in prima linea nella interlocuzione con le istituzioni e gli altri attori sociali.