Disabilità: con le nuove procedure crolla il numero delle domande
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Disabilità: con le nuove procedure crolla il numero delle domande

Cgil Cisl Uil, unitamente alle rispettive federazioni dei Pensionati, hanno incontrato ATS Brescia per affrontare le criticità emerse

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Pubblicato il 12 Febbraio 2025

A distanza di un mese dall’avvio nella nostra provincia della sperimentazione sulle nuove procedure per il riconoscimento della disabilità si registra un crollo delle domande. Nel 2024 erano circa 2.500 al mese, lo scorso gennaio sono state poco più dei 400. Un drastico calo che rischia di compromettere l’accesso ai servizi per le fasce più fragili della popolazione.

 

Le criticità della riforma

La precedente modalità, che prevedeva la predisposizione di un certificato medico seguito dall’invio amministrativo della domanda tramite i patronati, è stata sostituita da un certificato medico introduttivo telematico più complesso, che funge esso stesso da domanda. La compilazione di questo documento richiede almeno 60 minuti, aumentando il carico di lavoro dei medici, soprattutto dei Medici di Medicina Generale (MMG), già in difficoltà per la carenza di personale.
L’INPS ha ora la piena competenza valutativa, ma la carenza di figure professionali, in particolare di medici legali, sta causando ritardi nell’istruttoria delle domande. Questo problema colpisce in modo particolare le persone affette da patologie oncologiche, per le quali la normativa prevede un tempo di valutazione massimo di 15 giorni, che attualmente non viene rispettato.
Le Unità di Valutazione di Base (UVB) gestite dall’INPS risultano meno diffuse sul territorio rispetto alle strutture delle ASST precedentemente incaricate, costringendo gli utenti a spostamenti più lunghi per accedere alle visite.

 

Una sperimentazione avviata senza adeguata preparazione

Oltre alle criticità operative, la riforma presenta lacune dal punto di vista organizzativo. La sperimentazione, che nel 2025 riguarda solo 9 province italiane prima di entrare a regime a livello nazionale dal 1° gennaio 2026, è partita senza un’adeguata verifica della funzionalità delle strutture coinvolte. Inoltre, mancano alcuni decreti attuativi fondamentali per garantire la piena operatività del sistema.

Un’ulteriore problematica riguarda il ridimensionamento del ruolo dei patronati, che in precedenza fornivano un supporto essenziale nella fase di presentazione della domanda. L’assenza di questo aiuto impatta soprattutto sulle persone più fragili, come gli anziani, che ora devono affrontare in autonomia una procedura complessa e digitalizzata.

 

Il ruolo degli attori territoriali e le richieste di CGIL, CISL e UIL

Va comunque riconosciuto l’impegno degli attori del Territorio di Brescia (ATS Brescia, INPS, ASST, INAIL) che si stanno prodigando nell’affrontare le criticità emerse, cercando di trovare soluzioni operative per mitigare le difficoltà riscontrate, come è stato evidenziato nell’incontro richiesto dalle organizzazioni sindacali territoriali, svoltosi il 7 febbraio presso l’Ats di Brescia.

Lo stesso Ordine dei Medici di Brescia ha confermato il proprio impegno, ma anche la necessità di adottare strategie per superare le numerose problematiche tecnico-gestionali. Tuttavia, è evidente che non possono essere lasciati soli ad affrontare queste problematiche, in quanto le risposte devono essere strutturali e non temporanee. Serve un intervento a livello regionale e nazionale per garantire una soluzione duratura ed efficace. La semplificazione procedurale annunciata si sta traducendo in un danno per le famiglie.

CGIL, CISL e UIL Lombardia, insieme alle strutture territoriali di Brescia, esprimono forte preoccupazione per il drastico calo delle domande registrato, un fenomeno che non riflette un miglioramento delle condizioni di salute della popolazione, ma piuttosto la crescente difficoltà nell’esercitare un diritto fondamentale. La riforma, anziché semplificare l’iter, sta creando ostacoli per le persone con disabilità e per le loro famiglie.

Per questo chiedono alla Regione di farsi portavoce presso il Governo della necessità di intervenire con urgenza per garantire il diritto delle persone con disabilità e non autosufficienti a un accesso equo e tempestivo ai servizi di riconoscimento dell’invalidità civile. La tutela dei diritti e il supporto alle fasce più deboli devono restare al centro delle politiche sociali e sanitarie del Paese.