È stato siglato questa mattina nella sede di Confindustria Brescia l’Accordo territoriale per l’accesso al Fondo Nuove Competenze, un’intesa che offre ai lavoratori l’opportunità di acquisire nuove e maggiori competenze professionali, e che accompagna le imprese nei processi di adeguamento ai nuovi modelli organizzativi e produttivi in risposta alle transizioni digitali ed ecologiche in atto.
Per CISL Brescia il documento è stato sottoscritto dal segretario generale aggiunto Paolo Reboni; le altre firme sono quelle di Roberto Zini (Confindustria Brescia) Flavio Squassina (Cgil) e Cinzia Tommasoni (Uil).
L’Accordo è arrivato alla sua terza edizione e rifinanziato con 731 milioni di euro.
Le aziende potranno sottoscrivere, entro il prossimo 10 aprile 2025, gli accordi necessari per destinare parte dell’orario di lavoro – per un minimo di 30 ore e fino a un massimo di 150 ore per dipendente – ad azioni di formazione, beneficiando dei contributi previsti dal Fondo che rimborsa, parzialmente o interamente, le ore dedicate alla formazione e i relativi contributi previdenziali e assistenziali.
Per i lavoratori che parteciperanno ai percorsi formativi non ci saranno modifiche sulla retribuzione spettante, diretta e indiretta, né sugli aspetti contributivi e previdenziali.
Sul piano operativo, è stato convenuto che la condivisione degli accordi per le aziende prive di rappresentanza sindacale interna avverrà nell’ambito della Commissione per la formazione di Confindustria Brescia e Cgil, Cisl, Uil provinciali, già attiva per la formazione finanziata da Fondimpresa.
La centralità della formazione continua
“L’accordo raggiunto sul Fondo Nuove Competenze – si legge in un comunicato congiunto dei firmatari – conferma la centralità della formazione continua per il Sistema bresciano. L’intesa permette, anche alle società di minori dimensioni, di accedere a uno strumento funzionale alla crescita e allo sviluppo di nuove figure professionali, in ambiti strategici per la competitività delle imprese. Le transizioni in atto richiedono, oggi più che mai, un costante aggiornamento dei processi produttivi aziendali e delle competenze dei lavoratori. È ormai indispensabile favorire la circolarità fra le dimensioni del sapere e l’attività lavorativa, in tutte le sue declinazioni”.