Tra i giovani dello “Sraffa” per parlare di sicurezza sul lavoro
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Tra i giovani dello “Sraffa” per parlare di sicurezza sul lavoro

Per tutta la settimana nella scuola cittadina la mostra della CISL su un tema di stringente attualità

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Pubblicato il 21 Ottobre 2024

Sei classi dell’Istituto di Istruzione Superiore “Piero Sraffa” di Brescia hanno partecipato questa mattina nell’aula magna dell’istituto alla presentazione della mostra “IO ERO – Memorie di vite spezzate”, realizzata dalla CISL bresciana nell’ambito della campagna di sensibilizzazione ai temi della salute e sicurezza sul lavoro coinvolgendo anche il mondo della scuola.

 

La sensibilità da costruire

Prima di visitare la mostra – composta da pannelli in cui i tanti, troppi morti sul lavoro registrati negli ultimi anni nella nostra provincia vengono ricordati per nome, riportando età, luogo e modalità dell’infortunio che ha tolto loro la vita – la pro.ssa Elena Lazzari, dirigente scolastica dello “Sraffa”, ha spiegato l’adesione della scuola alla campagna che mira a creare in tema di sicurezza, cultura e partecipazione.

 

Fretta e abitudine: nemici da vincere

Gli operatori dello Sportello Sicurezza della Cisl hanno ricordato ai giovani – che ben presto saranno chiamati ad entrare nel mondo del lavoro – quanto drammaticamente pericolosi possano essere la fretta (sulla quale fa conto un malinteso senso dell’efficienza) e l’abitudine nel fare una determinata cosa (causa purtroppo di tanti infortuni mortali): occorre davvero conoscere fin dal principio di un’esperienza lavorativa come fare della sicurezza una priorità e quali sono i diritti su cui contare, perché ad essi ci si deve richiamare per evitare pressioni e forzature sui ritmi di lavoro.

 

Sicurezza e “lavoretti” giovanili 

Su questo tema una delle docenti presenti all’iniziativa ha portato la sua esperienza giovanile, quando, per pagarsi gli studi, aveva lavorato in un ristorante arrivando a sera con le braccia mezzo ustionate. Le portate venivano infatti servite in piatti bollenti che i camerieri dovevano, per fare più in fretta, allineare sul braccio e portare ai tavoli. Erano giovani, facevano quel lavoro per uno scopo contingente e certo non avevano sufficienti informazioni per difendere la loro salute e la loro sicurezza.

 

Denuncia sociale e contenuti

“Questa mostra – ha concluso Paolo Reboni, che per la Segreteria provinciale della CISL segue il percorso della mostra tra i diversi istituti – porta nelle scuole una denuncia sociale importante, ma anche contenuti informativi che mettono in rilievo l’importanza della prevenzione”.

 

“IO ERO – Memorie di vite spezzate” resterà allo Sraffa fino a venerdì 25 ottobre.