I drammatici infortuni mortali sul lavoro degli ultimi giorni hanno riportato l’attenzione generale sul problema della sicurezza. “L’anno scorso – ha affermato il segretario generale di CISL Brescia Alberto Pluda rispondendo alle domande dei giornalisti – è stato sottoscritto a livello provinciale un protocollo per la sicurezza con l’adesione di tredici associazioni datoriali bresciane insieme a Cgil, Cisl e Uil. Rivolgo un appello ai miei colleghi di Cgil e Uil affinché questo tavolo possa essere riattivato. Le parole di richiamo, di indignazione e di solidarietà sono importanti ma i fatti contano di più”.
Abbiamo bisogno di una strategia di sistema
Obiettivo di quell’intesa, che purtroppo non è andata oltre la formalità, era definire una strategia comune di sistema per contribuire a rafforzare sul territorio la cultura della sicurezza sul lavoro, non solo quale valore etico e di responsabilità sociale, ma anche come fattore determinante per la qualità del lavoro, il benessere dei lavoratori e la competitività delle imprese.
I rischi dell’abitudine
“Continua a mancare la cultura della sicurezza. – ha denunciato Pluda – La routine è un pericolo, così come i carichi di lavoro, la fretta e la disattenzione”.
La sicurezza s’impara
“Il futuro è rappresentato dai giovani che diventeranno lavoratori e imprenditori. Per questa ragione – ha concluso il segretario generale di CISL Brescia – porteremo dal prossimo mese in 23 scuole di città e provincia la mostra Io ero – Memorie di vite spezzate, una installazione che ricorda uno a uno, con il loro nome, i morti sul lavoro nel bresciano e le modalità del loro infortunio, sollecitando l’attenzione e il coinvolgimento anche attraverso la testimonianza diretta di lavoratori che sono riusciti a sfuggire la morte”.