“Oggi è la festa delle donne, ma, visto il contesto che tutte e tutti viviamo, è meglio chiamare questa giornata col suo nome ufficiale: Giornata internazionale della donna. Perché questa seconda denominazione rimanda alle origini di lotta, sindacale, per il lavoro, il rispetto e anche per la pace, della data dell’8 marzo. E di lotta è meglio parlare oggi, più che di festa, perché per le donne sono tanti gli aspetti che ancora non vanno, soprattutto per quelle che desiderano essere o che sono madri, per le quali il mondo del lavoro presenta molte difficoltà, sia di accesso sia di conciliazione”.
Il quotidiano Bresciaoggi apre così una doppia pagina dedicata all’8 marzo, con un’analisi della realtà affidata a Paolo Reboni, componente della Segreteria provinciale della Cisl.
A livello nazionale – si legge nel quotidiano – il tasso di occupazione femminile è di circa il 14% più basso della media europea. In assoluto le donne occupate sono 9,5 milioni, gli uomini circa 13 milioni.
Paolo Reboni (Cisl Brescia): i numeri parlano delle criticità
che le donne devono affrontare
«La realtà bresciana rispecchia quella italiana – conferma Paolo Reboni segretario generale aggiunto della Cisl bresciana – gli uomini occupati sono 330mila, le donne 229mila; se si ragiona in termini di tasso di occupazione, diviso per fasce di età i dati riferiscono che: nella fascia tra i 15 e i 64 anni il tasso di occupazione maschile è del 78%, quello femminile del 56%, nell’intervallo tra i 15 e i 29 anni il tasso di occupazione maschile è del 47,5%, quello femminile 43,9».
Specularmente se si osserva il tasso di disoccupazione per gli uomini si legge un 4,7%, per le donne invece 6,5%, che nella fascia 15-29 aumenta in 10.1% e, al femminile, all’11,9%. La categoria delle persone «inattive», cioè quelle persone che non hanno e non cercano lavoro tra i 15 e i 64 anni, gli uomini sono 83mila, le donne 167mila.
I numeri mettono in luce anche le principali criticità e svantaggi che una donna deve affrontare nel mondo del lavoro, in particolare la difficile conciliazione dei tempi di vita e, ancor più nello specifico, quanto sia complesso riuscire a soddisfare il desiderio di maternità e quello di realizzazione professionale.
Una donna su cinque esce dal lavoro per maternità, nel 2022 il tasso di occupazione delle donne di età compresa tra 25 e 49 anni con figli di età inferiore ai 6 anni era pari al 55%, mentre delle donne della stessa età senza figli era del 76%. A questo si aggiunge l’aspetto dell’acceso al mondo del lavoro: essere una donna in «età fertile» spesso costituisce ancora uno svantaggio rispetto ad un uomo o ad una donna più anziana: non è raro per una giovane sentirsi chiedere, ad un colloquio di lavoro, se ha intenzione, o meno, di diventare madre.
Eleonora Feroldi (Coordinamento Donne Cisl): “Conta l’istruzione”
Un ultima osservazione su questo focus riguarda la differenza occupazionale tra lo status di madre e non madre a seconda del livello di istruzione: i dati ci dicono che è più bassa in presenza di un livello di istruzione elevato. «Purtroppo questo fenomeno è tutt’altro che nuovo – commenta Eleonora Feroldi, del coordinamento politiche di genere della Cisl locale – Il lavoro è ancora molto declinato al maschile, sia in termini di salari, di ruoli dirigenziali e di possibilità: la conciliazione è un problema non risolto da decenni, sebbene in Europa non manchino i modelli da cui trarre ispirazione».
E poi c’è la questione economica: la differenza tra salario annuale medio percepito da donne e uomini è pari al 43%, a livello italiano, mentre la media europea è del 36%. Il livello bresciano, sempre secondo i dati Cisl basati su una sua ricerca in aziende con oltre 50 dipendenti, il divario salariale di genere è del 15,3%, al di sopra della media lombarda che si attesta al 14.8%.