Resta forte il divario di genere nei redditi da pensione: secondo un’analisi presentata dal Comitato di indirizzo e vigilanza dell’Inps e rilanciata dalla FNP Cisl (nella foto, un particolare del manifesto FNP con lo slogan “Non basta l’8 marzo”) , i differenziali, persistenti nel tempo, sono attribuibili a differenze nella continuità delle carriere che si riflettono in un divario salariale con un impatto diretto sui trattamenti retributivi e indiretto su quelli contributivi attraverso un minor montante contributivo.
Oltre a questo, viene rilevato che le riforme del sistema pensionistico hanno avuto un impatto diverso tra i generi in quanto hanno allineato ai requisiti di accesso al pensionamento dei maschi i requisiti delle femmine che precedentemente erano meno stringenti.
L’analisi dei dati ha permesso di rilevare che su 16,1 milioni circa di pensionati nel 2022, il 52% sono di genere femminile; queste pero’ hanno percepito solo il 44% dei redditi pensionistici, ovvero 141 miliardi, con un importo medio mensile pari a 1.416 euro, del 36% inferiore rispetto a quello maschile.
Negli ultimi 20 anni, in termini nominali, il divario di genere è cresciuto in modo continuativo nel tempo ed è passato da 3.900 euro nel 2001 a 6.200 nel 2022.