“Sono albanese di seconda generazione, e come me oltre un milione e mezzo di ragazze e ragazzi non possono essere parte integrante di questo Paese benché sia da sempre casa loro, casa mia”.
Tra i delegati che intervengono oggi dal palco allestito in Piazza Loggia per la manifestazione della Festa del Primo Maggio sottolineando vari aspetti delle problematiche del lavoro, c’è anche Anina Baleta, responsabile dello Sportello immigrazione che ANOLF gestisce per e con Cisl Brescia.
“Mentre il pronipote di un cittadino italiano che vive in America da 3 generazioni può richiedere la cittadinanza italiana anche senza conoscere nemmeno la lingua o aver vissuto un solo giorno in questo meraviglioso Paese, – ha detto ancora Anina – ai ragazzi che in Italia sono nati e che qui hanno vissuto tutta la loro vita, questo non è consentito. A Brescia vivono più di 146 nazionalità diverse, ognuna con il proprio modo di pensare, di parlare, di vedere il mondo. Parliamo di integrazione, ma questo termine andrebbe modificato perché significa che ad una delle parti che compongono il sistema manca qualcosa che deve essere aggiunta; invece, il processo deve essere visto come bidirezionale: chi arriva non deve rinnegare la sua storia e la sua cultura, ma fare posto alla nuova casa che lo accoglie, così come la popolazione autoctona non deve pensare di rimanere immutata, ma deve fare spazio e arricchirsi da questi nuovi arrivi”.