Come tante volte ha fatto in questi anni la Cisl, oggi è l’INPS ha certificare il fallimento del Reddito di cittadinanza come strumento per il reinserimento nel mondo del lavoro.
Il Reddito di cittadinanza – 4,65 milioni le persone coinvolte, circa 2 milioni di famiglie, con una spesa che sfiora i 20 miliardi – funziona unicamente come misura contro la povertà.
“Su 100 soggetti beneficiari – si legge nel rapporto dell’INPS – quelli teoricamente occupabili sono poco meno di 60. Di questi: 15 non sono mai stati occupati, 25 lo sono stati in passato, e meno di 20 hanno una posizione contributiva recente, in molti casi con Naspi e part-time”.
Il Reddito di cittadinanza, dunque, ha semplicemente continuato a fare quel che prima era in capo al Reddito di inclusione senza riuscire a far partire le politiche attive attive per il lavoro, unico vero percorso per costruire occasioni di qualificazione e riqualificazione delle persone che si trovano senza occupazione.
Immagine dalle pagine sul Reddito di cittadinanza nel sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.