“Più fragili dopo la tempesta? Ricerca sugli anziani in Lombardia: bisogni, desideri, risorse” è il titolo di un’ampia indagine sugli anziani lombardi dopo due anni di emergenza sanitaria. Promossa dai Sindacati dei Pensionati di Cgil Cisl Uil, vuole essere un primo contributo all’avvio di un confronto con Regione Lombardia sul tema della condizione degli anziani.
Cosa emerge dall’indagine?
Gli ultra 65enni in Lombardia sono circa 2,3 milioni e aumentano al ritmo di 40 – 50 mila all’anno: la pandemia ha inciso fortemente sulle loro condizioni di vita non solo da un punto di vista economico, ma anche sanitario, sociale, nelle relazioni, nella possibilità di ricevere aiuto, nell’uso del tempo e delle risorse che il territorio offre.
C’è stata una riduzione di orizzonte, che ha colpito tutti, ma ha inciso particolarmente sulla terza e quarta età, già di per sé segnate da spaesamento, sospensione e perdita di progettualità.
Un dato preoccupante
Il 14% degli anziani ultraottantenni dichiara di vivere una sorta di autoreclusione domestica. Questo significa che oltre centomila anziani lombardi si trovano a vivere confinati in casa, con evidenti problemi nella fruizione dei necessari servizi quotidiani. La ricerca evidenzia che la solitudine è percepita maggiormente dagli anziani che vivono nei piccoli centri, dove ci si aspetterebbero maggiori legami di vicinato, mentre si riduce per esempio a Milano, nonostante la quota di anziani che vive da sola nel capoluogo sia maggiore della media regionale.
Mediamente sono gli uomini ad avere una vita sociale più marcata rispetto alle donne anziane e vi è una grande disparità anche rispetto all’istruzione ricevuta: chi è più istruito esce di più, socializza di più, è più proiettato sul mondo esterno.