E’ ancora la qualità del lavoro, più che i suoi numeri e le sue percentuali, a caratterizzare le riflessioni sulla fotografia che ne offre l’ISTAT a consuntivo dell’anno che ci siamo lasciati alle spalle.
Il tasso di occupazione è effettivamente tornato al 59% del pre pandemia ma sono ancora i contratti a termine (anche e soprattutto per le donne e i lavoratori più giovani) a fare risultato.
Il tasso di disoccupazione è sceso al 9% – in percentuale 0,6 punti in meno rispetto ai livelli pre-Covid – e quello di inattività è salito dal 34,6% al 35,1%.
Segnali positivi per occupazione femminile e giovanile
ISTAT rileva un aumento dell’occupazione femminile, con un tasso occupazione che si attesta al 50,5%, dato non certo entusiasmante ma comunque il più elevato nella storia del nostro Paese: 54mila contratti in più (+0,6%) nell’ultimo mese del 2021 e ben 377mila (+4,1%) rispetto a dicembre 2020.
In crescita anche l’occupazione giovanile, con un tasso di disoccupazione che si attesta al 26,8% (-0,7%).
Di contro c’è un calo occupazionale degli uomini – 52mila occupati in meno (-0,4%) su base mensile ed un aumento di 163mila (+1,3%) su base annua.
Il commento di ADAPT
Il quotidiano Avvenire ha chiesto un commento a Francesco Seghezzi, presidente della Fondazione Adapt: “I contratti a termine sono cresciuti del 16,4% mentre quelli a tempo indeterminato solo dell’1,1%. Bisogna capire se l’occupazione temporanea di donne e giovani si stabilizzerà nel prossimo futuro, quando auspicabilmente verrà meno l’incertezza legata alla pandemia. Quindi il forte segnale positivo richiede attenzione: va monitorato perché i lavoratori a tempo hanno bisogno di stabilizzazione o di politiche attive, per garantire a tutti diritti, tutele, formazione”.