Piazza Loggia, i gesti e le parole nel 45° anniversario della strage
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Piazza Loggia, i gesti e le parole nel 45° anniversario della strage

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Pubblicato il 28 Maggio 2019

E’ un giorno di mestizia e di silenzio il 28 maggio a Brescia. Quarantacinque anni fa, nel cuore della città, in Piazza della Loggia, durante una manifestazione sindacale unitaria contro il terrorismo neofascista una bomba uccise 8 persone. Più di cento i feriti. “Gli anni – ha raccontato un giorno Franco Castrezzati, il sindacalista della Cisl che stava parlando dal palco quando esplose l’ordigno – piuttosto che affievolire, moltiplicano pensieri, ricordi, immagini, volti di persone amiche che hanno subito quella violenza e amplificano il rumore provocato dallo scoppio della bomba”.

L’ostinata ricerca della verità su mandanti ed esecutori dell’attentato si è conclusa con la condanna all’ergastolo di due neofascisti, Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte. Furono loro a nascondere l’ordigno in un cestino e a farlo scoppiare durante la manifestazione.

Le vittime furono Giulietta Banzi Bazoli, insegnante di francese, 34enne madre di tre bambini; Livia Bottardi Milani, 32 anni, insegnante di lettere; Alberto Trebeschi, 37 anni, insegnante di fisica, e la moglie Clementina Calzari, 31 anni, anche lei insegnante; Euplo Natali, 69 anni, pensionato ed ex partigiano; Luigi Pinto, 25 anni, insegnante; gli operai Bartolomeo Talenti, 56 anni e Vittorio Zambarda, 60 anni.

Brescia ricorda con gesti e parole: l’omaggio sul luogo in cui persero la vita le otto vittime e dove una stele porta incisi i loro nomi; le parole degli studenti che ogni anno sono invitati a fare memoria dell’accaduto; i discorsi della manifestazione ufficiale di Cgil Cisl Uil che da allora, ogni 28 maggio, tornano in piazza a ricordare che il mondo del lavoro non si fece intimidire dal terrorismo e diede un contributo decisivo alla difesa della democrazia.