
L’appuntamento assume particolare significato anche per il centenario dell’International Labour Organization, organismo internazionale da sempre impegnato su questi temi.
Secondo i dati dell’ILO l’86% delle morti per cause lavorative è determinato da malattie professionali.
Ne parliamo con Paolo Reboni, componente della Segreteria provinciale della Cisl con delega ai temi della salute e sicurezza sul lavoro.
Qual è l’aspetto del problema che merita particolare attenzione?
Le contraddizioni tra quanto affermano le leggi a tutela della sicurezza dei lavoratori e quanto avviene nella realtà nei luoghi di lavoro.
In concreto…
Chiediamoci, ad esempio, quante ore vengono riservate ai lavoratori e ai loro rappresentanti alla formazione sulla sicurezza, alla partecipazione, alla percezione dei rischi, al confronto organizzativo all’interno delle imprese. Riflettiamo su quanti documenti di valutazione dei rischi sono delle semplici fotocopie e non siano strumenti di costante attenzione alla realtà lavorativa e ai vari cambiamenti dell’ambiente produttivo.
Cosa bisogna fare?
Le persone formate alla sicurezza sul lavoro hanno una percezione del rischio più alta. Informazione e formazione sono i pilastri della prevenzione. Le esperienze positive in alcune aziende, ma anche sentenze della Corte di Cassazione, certificano e stabiliscono la necessità, che oltre ad essere costante, per essere efficace la formazione debba essere specifica.
Chi deve muoversi in questo senso?
Tutti: istituzioni, noi come sindacati, le imprese. Siamo chiamati a fare di più , impegnandoci quotidianamente a diffondere e verificare una vera partecipazione nell’organizzazione del lavoro. Le persone devono essere informate e coinvolte, a partire dall’ABC della sicurezza per arrivare fino ai cambiamenti delle dinamiche produttive/organizzative. Solo così possiamo sperare di ritrovarci a vivere questa Giornata con qualche segnale positivo rispetto al presente e al passato.