
“Chiediamo a tutte le parti interessate di impegnarsi concretamente, senza pregiudizi né battaglie ideologiche – ha detto il segretario regionale della Fai Cisl – poiché dobbiamo scongiurare fenomeni di sfruttamento inaccettabili in un Paese civile, e per farlo occorrono investimenti e azioni che incidano in maniera accorta e calibrata sulla repressione quanto sulla prevenzione del caporalato”.
Le proposte di Fai Cisl
1. Promuovere la costituzione di “Cabine di regia territoriali” (Istituzioni: Provincie, Comuni, Prefetture, uffici Inps, Inail, Dtl e Ats insieme alle parti sociali maggiormente rappresentative) per coordinare azioni di monitoraggio, di prevenzione e tutela sui diversi territori (sperimentalmente si potrebbe partire da una determinata area caratterizzata da forte presenza di attività agricole di natura stagionale);
2. Istituire delle premialità per le aziende che si iscrivono alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, attraverso specifiche misure del Piano di sviluppo rurale;
3. Prevedere azioni mirate, anche attraverso gli enti bilaterali territoriali di settore, per facilitare e rendere trasparente l’incontro domanda-offerta di lavoro e la corretta applicazione di contratti nazionali e contratti provinciali di lavoro agricoli;
4. E ancora sul lato dell’offerta, per un concreto sostegno alle persone che lavorano e che sono a rischio di possibili abusi a causa della loro condizione di marginalità sociale e di fragilità umana (spesso migranti), favorire forme di integrazione e di inclusione sociale, attraverso progetti finanziati che, ove necessario, mettano a disposizione mediatori culturali, soluzioni logistiche quali trasporto verso le aree del lavoro e alloggi in linea con le attività agricole spesso stagionali, protocolli sanitari adeguati e sostegno economico in caso di denuncia di abusi e sfruttamento illecito della manodopera;
5. Raccomandare e favorire un registro delle “Cooperative agricole senza terra” affinché, attraverso il possesso di determinati requisiti, possa essere verosimilmente certa la “genuinità delle stesse”. Tali requisiti potrebbero essere: l’utilizzo di mezzi di lavoro idonei, il possesso di Durc, l’esistenza di bilanci societari depositati da oltre un anno; la trasmissione del contratto di appalto stipulato all’Inps, al fine di favorire l’incrocio di dati e l’analisi di “indici di congruità” tra attività svolta e impiego di risorse umane, anche alla luce degli indici remunerativi previsti dal contratto nazionale di lavoro agricolo e dal contratto di lavoro provinciale ove viene svolta l’attività; possibilità di avvalersi anche della collaborazione dell’osservatorio regionale dell’agricoltura
“Siamo consapevoli che si tratta di obiettivi ambiziosi – sottolinea la Segreteria della Fai Cisl – ma la gravità del fenomeno, per i suoi profili spesso disumani, che feriscono irrimediabilmente la dignità delle persone, richiede impegni immediati e concreti ed esige un’azione di sistema al fine di favorire una concreta attività di prevenzione del fenomeno”.