
Questo, di conseguenza, ha avuto riflessi anche sul numero di sportelli: la cui contrazione, infatti, è stata del 5,7% a livello nazionale (da 29.027 a 27.037), del 6,4% a livello regionale (-374) e del 7,17% nel bresciano che è passato da 878 a 815 sportelli operanti sul territorio. Un dato negativo che consente comunque di avere su Brescia 64 sportelli bancari ogni 100.000 abitanti (-8,57%) contro una media lombarda di 54 (-6,9%) e una nazionale di 45 (-6,3%).
ECATOMBE OCCUPAZIONALE
Sono i dati contenuti nell’ultimo report di Banca d’Italia – “Banche e istituzioni finanziarie: articolazione territoriale” – che evidenzia come il settore del credito, nel periodo 2009-2017, abbia perso oltre 44.000 posti di lavoro (-13,40%) di cui 13.500 nel solo 2017. Un’ecatombe occupazionale, come è stata definita, per un comparto che, da sempre, è ritenuto una certezza, un posto di lavoro “per sempre”, un’occupazione al riparo da qualsiasi tipo di crisi.
DI NOIA (FIRST BRESCIA): PERCORSI IN SALITA
“Una situazione preoccupante anche in prospettiva – dichiara Andrea Di Noia, segretario generale First Cisl Brescia – che, alla luce di questi dati e delle politiche sul contenimento del costo del lavoro perseguito dalle banche, delinea un percorso tutt’altro che facile sul tavolo negoziale che si aprirà tra qualche mese per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro del settore”.
COMUNI E SPORTELLI: UN PROBLEMA CRESCENTE
Un ulteriore elemento di criticità emerso è quello relativo al numero dei Comuni che possono contare su uno sportello bancario, che riguarda in modo particolare la clientela più anziana e meno pronta alla rivoluzione dell’on line. Un’analisi dell’Ufficio Studi First Cisl (su dati Bankitalia e Istat, riferiti al periodo 2009-2016), rileva che in Lombardia, alla fine del 2016, i cosiddetti “comuni bancati” erano 1.169 (-1,4%) ovvero il 77,1% dei comuni che insistono sul territorio regionale (70,6% la media nazionale). Un dato solo apparentemente positivo se paragonato al 97,6% dell’Emilia Romagna, al 96% della Toscana e al 93,5% del Trentino Alto Adige.