
In questi anni il pubblico impiego ha perso tanto personale, in particolare nelle autonomie locali, mentre il Terzo settore è in crescita: in Lombardia, secondo i dati Istat, tra il 2011 e il 2015 è cresciuto del 15,7%.
La gestione regionale e la devoluzione di alcune attività, nello specifico sanitarie e socio sanitarie, attraverso gli accordi sottoscritti con lo stato consegnano un ruolo decisivo al livello locale nella programmazione e pianificazione delle risorse.
Cisl Funzione Pubblica, Fp Cgil e Uil Fpl della Lombardia chiedono quindi che finalmente anche ai lavoratori di questi comparti si possa riconoscere la giusta remunerazione, dal momento che la qualità delle prestazioni erogate è la stessa sia nel pubblico che nel privato.

Alla Regione viene quindi chiesto l’impegno ad inserire negli accordi e nelle regole di accreditamento l’attenzione ai lavoratori, soprattutto nei frequenti cambi di appalto e trasferimento di proprietà, dove il più fragile è sempre la persona che eroga direttamente l’attività, la lavoratrice o il lavoratore dipendente.
Le tecnologie biomediche, la clinica medica, l’evoluzione del sistema sanitario, la riduzione delle giornate di degenza e con essa la riduzione dei costi alberghieri sono una serie di indicatori che hanno permesso sicuramente maggiore vantaggio economico a chi eroga prestazioni sanitarie, soprattutto per i pazienti acuti. “Ma nulla arriva di tutto questo ai lavoratori – denunciano le organizzazioni sindacali – che anzi non vedono da circa 11 anni il rinnovo del contratto. Anche nella Sanità privata cresce la complessità delle prestazioni, a causa delle dimissioni sempre ‘più precoci’ e una aumentata capacità di gestire aspetti sanitari all’interno di strutture socio sanitarie. Purtroppo le regioni non riconoscono questi cambiamenti gestionali e non aumentano le quote sanitarie da assegnare a questi servizi”.

