Brescia non dimentica
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Brescia non dimentica

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Pubblicato il 28 Maggio 2018

Quarantaquattro anni fa in migliaia avevano risposto all’appello del Comitato Permanente Antifascista – del quale erano parte anche Cgil Cisl Uil – per una manifestazione contro le intimidazioni fasciste messe in atto in città (qui accanto, un particolare del manifesto della convocazione).

Pioveva in quel 28 maggio 1974. Piazza Loggia era un mare di ombrelli; tanti manifestanti avevano trovato riparo sotto il porticato nel porticato in fondo alla piazza. I terroristi di Ordine Nuovo – gruppo eversivo neofascista – avevano vigliaccamente nascosto una bomba proprio là, in un cestino a ridosso di uno dei pilastri. La fecero scoppiare mentre dal palco allestito vicino al Palazzo della Loggia stava intervenendo a nome delle organizzazioni sindacali Franco Castrezzati, uno dei leader della Cisl.

 

LE VITTIME: INSEGNATI E OPERAI

Morirono in otto: Giulietta Banzi Bazoli, 34 anni, insegnante; Livia Bottardi Milani, 32 anni, insegnante; Alberto Trebeschi, 37 anni, insegnante; Clementina Calzari Trebeschi, 31 anni, insegnante; Euplo Natali, 69 anni, pensionato; Luigi Pinto, 25 anni, insegnante; Bartolomeo Talenti, 56 anni, operaio; Vittorio Zambarda, 60 anni, operaio. Più di cento le persone che riportarono delle ferite.

 

LA VERITÀ GIUDIZIARIA

Con una determinazione ed una compattezza straordinarie Brescia ha accompagnato per moltissimi anni il susseguirsi di processi e sentenze. La parola conclusiva è arrivata il 20 giugno 2017, quando la Corte di Cassazione, respingendo il ricorso presentato dagli avvocati difensori, ha confermato la sentenza del 22 luglio 2015 con la quale la Corte di Assise di Appello di Milano ha condannato all’ergastolo Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte: il primo a capo di Ordine Nuovo in Veneto, il secondo un estremista della destra eversiva. Nelle motivazioni della sentenza pubblicate il 10 agosto 2016 viene anche convalidata la ricostruzione che vede le responsabilità di tre imputati defunti: Ermanno Buzzi; Marcello Soffiati, il corriere della bomba; Carlo Digilio, artificiere e armiere del gruppo eversivo.

 

MEMORIA E TESTIMONIANZA

Le caratteristiche di questi imputati che portano ad un sistema di relazioni con altri soggetti, strutture eversive ed apparati di informazione nazionali ed esteri – si legge nel fascicolo con la sintesi delle motivazioni della sentenza pubblicato da Cgil Cisl Uil – confermano che ancora tanti responsabili mancano all’appello della giustizia”.

Anche per questo Brescia continua il suo impegno di memoria e di testimonianza.